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Scire – Post 64: Botta e risposta Evidence Based
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 01/03/2010 alle 16:10:22, in Post, cliccato 627 volte)

Lunedì 1 marzo 2010

Che pacchia sarebbe, poter avere a disposizione un servizio di risposte rapide, Evidence Based, alle domande che sorgono mentre sei in ambulatorio o in reparto e alle quali non sai rispondere. Ad esempio, immagina che un paziente ti ponga la domanda: “dottore, ci sono prove che l’agopuntura sia efficace per prevenire gli attacchi di emicrania?” Visto che il paziente ti chiede precisamente di sapere se ci sono prove, e non in generale cosa ne pensi, sarebbe bello poter inviare a un centro Evidence Based la domanda, e ricevere magari la risposta nel giro di un quarto d’ora o venti minuti al massimo, così da poterla utilizzare direttamente nella consultazione. Sembra fantascienza, ma non lo è e non è neanche un sogno. E’ invece esattamente quello che è stato realizzato in una ricerca nell’Ontario, in Canada, coinvolgendo 82 medici di medicina generale, cinque infermieri e uno specializzando, con grande soddisfazione loro e anche dei bibliotecari che fornivano l’informazione. Bibliotecari un po’ speciali, va detto, in quanto appositamente formati per poter partecipare con successo a questo progetto.

Lo studio in questione è stato pubblicato su Health Information and Libraries Journal da parte di un gruppo di ricercatori guidati da Jessie McGowan, che hanno illustrato in dettaglio il sistema utilizzato. Funziona così: il medico che ha un dubbio e che vorrebbe una risposta Evidence Based, può porre la domanda direttamente su un’interfaccia dal web, utilizzando anche un palmare o un cellulare connesso a Internet, quindi può farlo anche se in quel momento è al letto del malato, magari al suo domicilio. Il messaggio arriva sul computer del bibliotecario dove si accende un pop up e suona un segnale sonoro, per dire che, appunto, è arrivata una domanda. Il bibliotecario trasforma tutte le volte che è possibile la domanda ricevuta nello schema PICO (Paziente, Intervento, Controllo, Outcome) e stabilisce di che tipo di domanda si tratta (ad esempio diagnosi, eziologia, terapia, prognosi, eccetera).

Poi, seguendo una check list predefinita, va a caccia della risposta utilizzando innanzitutto fonti terziarie e secondarie, come Clinical Evidence, le linee guida del NICE, report di Health technology assessment, siti di domande e risposte (come Attract e Trip) e comunque sempre fonti di cui è conosciuto il rigore metodologico. Quando trova la risposta, il bibliotecario fa un’operazione di copia incolla, evitando finché possibile di riscrivere il testo, in modo da non correre il rischio di inserire errori. A quel punto, click, la risposta è inviata al medico che ha posto la domanda, con il link alla fonte originale.

A questa esperienza, durata circa due anni, hanno partecipato quattro bibliotecari a tempo parziale, quindi come se si fosse trattato di poco più di due bibliotecari a tempo pieno. Alla centrale Evidence Based sono arrivate una cinquantina di domande alla settimana, quindi si può dire che il servizio è stato largamente utilizzato. I questionari e le interviste di fine studio hanno messo in evidenza un buon livello di soddisfazione da parte dei clinici e anche dei bibliotecari, anche se sono ovviamente state rilevate delle criticità. Ad esempio, in alcuni casi alle domande non era possibile dare un risposta, dal momento che non erano orientate alla pratica o riguardavano il dosaggio farmacologico per uno specifico paziente, o erano domande multiple (in quest’ultimo caso il bibliotecario rispondeva solo alla prima). Ci sono stati momenti in cui a un bibliotecario arrivavano più domande contemporaneamente, e allora era difficile stare nei 20 minuti di risposta che ci si era prefissati; talvolta ci si trovava poi di fronte a evidenze in conflitto tra loro, e qui la risposta doveva per forze essere più complessa.

In generale, però, secondo gli autori dello studio, le cose sono andate molto bene, tanto che ora già si pensa a formule migliorate di questo servizio. Una possibilità futura sarà quella di concedere più tempo ai bibliotecari per processare le domande più complesse, perché se è vero che la rapidità è importante in generale, in alcuni casi i tempi possono essere più dilatati senza creare difficoltà al medico e potendo così garantirgli risposte più precise e affidabili.

Il mio parere è che questi sistemi veloci di domanda-risposta Evidence Based al medico pratico siano di estremo interesse, viste le difficoltà e le resistenze che incontrano le ricerche di informazioni da parte del medico nel mondo reale, anche ora che sono disponibili molte fonti terziarie e secondarie. Infatti, questi sistemi mimano quella che è la via naturale di risoluzione delle lacune informative: chiedere a chi sa. Quando un medico non sa qualcosa che gli servirebbe, non fa altro che chiedere a un collega che ritiene più esperto in materia. Il sistema sperimentato dai ricercatori canadesi offre la stessa cosa, almeno per quanto riguarda il puro aspetto informativo, mentre manca della parte riguardante l’esperienza clinica. Ci sono vantaggi e svantaggi. Il vantaggio è che l’informazione che arriva è certamente Evidence Based, cosa non sempre vera per il consiglio ricevuto dal collega; lo svantaggio è che, appunto, si tratta solo di un’informazione, non basata sulla pratica clinica, e che quest’ultima dovrà mettercela invece lo stesso medico che riceve l’informazione. E poi, per quanto riguarda l’Italia, un sistema del genere, se fornisse risposte in lingua italiana, potrebbe aiutare a superare la difficoltà che nasce dal fatto che la stragrande maggioranza delle fonti Evidence Based secondarie e terziarie è in lingua inglese, e quindi fuori dalla portata di molti medici pratici.