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Post 174 - Omeopatia: dalla memoria dell'acqua al (possibile) buco nell'acqua
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 11/10/2018 alle 16:23:46, in Post, cliccato 214 volte)
Giovedì 11 ottobre 2018

Di nuovo un pasticcio con l'omeopatia. Una ricerca sui topi pubblicata da un gruppo di scienziati indiani sulla prestigiosa rivista del gruppo Nature, Scientific Reports, avrebbe dimostrato che una preparazione omeopatica di Toxicodendron pubescens sarebbe risultata efficace quanto il gabapentin nel ridurre l'infiammazione e la risposta al dolore in cellule di laboratorio e negli animali. E' la stessa rivista Nature a ricostruire la vicenda, ad opera della giornalista scientifica Giorgia Guglielmi, in un articolo in cui l'Italia viene chiamata ripetutamente in causa. Sia perché viene ricordato che al momento in Italia è in corso il dibattito sulla ridenominazione dei prodotti omeopatici da "farmaci" a "preparazioni", sia perché a scoprire errori nella ricerca indiana è stato un italiano, Enrico Bucci, cofondatore della compagnia Resis, un'agenzia di servizi che lavora per le benemerite funzioni di promuovere l'integrità della ricerca e portare alla luce le condotte scorrette da parte dei ricercatori.

Sottoposto ad analisi rigorosa, l'articolo pubblicato su Scientific Reports ha mostrato diverse falle, come una delle figure che era ripetuta erroneamente per dati diversi e una discrepanza nelle indicazioni del livello delle diluizioni. La questione è rilevante per vari motivi. Innanzitutto perché la rivista Scientific Reports è di alta qualità e quindi avrebbe dovuto scoprire queste mancanze durante il processo di peer-review, che invece ancora una volta ha dimostrato tutta la sua inefficienza; inoltre perché le conclusioni dell'articolo, se fossero vere, sarebbero eclatanti, costituirebbero una prima conferma scientifica di alto profilo, finora mai giunta, dell'efficacia dell'omeopatia, quindi a maggior ragione il livello di attenzione avrebbe dovuto essere altissimo.

In risposta alle critiche avanzate da Bucci, gli autori della ricerca, per voce del farmacologo Chandragouda Patil dell' R. C. Patel Institute of Pharmaceutical Education and Research di Dhule, in India, hanno attribuito gli errori a distrazioni nella compilazione del manoscritto, e hanno chiesto di poterli emendare. Hanno però al contempo confermato la loro convinzione che i risultati della ricerca siano da considerarsi affidabili. Ora, sostengono, bisognerà partire da questi risultati per avviare veri e propri studi clinici.

La questione della credibilità dei risultati è tuttavia ancora aperta. La rivista Scientific Reports ha annunciato che, prendendo molto sul serio il tema dell'accuratezza degli studi scientifici che pubblica, sta verificando i problemi di questo articolo a firma di Chandragouda Patil, e anche di un altro suo articolo del 2016 su un argomento diverso, dato che anche in quello Enrico Bucci ha trovato inappropriate duplicazioni di immagini. Tutta la faccenda ovviamente fa pensare alla famosa storia cosiddetta della "memoria dell'acqua" che fece scalpore nel 1988, quando l'immunologo francese Jacques Benveniste pubblicò sulla rivista Nature un articolo, poi screditato, nel quale si fornivano prove a supporto dell'omeopatia. Quindi di nuovo un pasticcio, nel quale, come nel 1988, è coinvolta una rivista di alto profilo scientifico.

Personalmente ritengo che nell'universo medico scientifico ci sia un'eccessiva frenesia di pubblicare, spesso di corsa e senza rigore, e che il processo di peer-review che dovrebbe garantire la qualità ancora una volta abbia dimostrato la sua grave fallibilità. Due elementi che concorrono a rendere la letteratura scientifica poco affidabile, anche ad alti livelli. Il fatto stesso che esista un'agenzia, sempre benemerita, come quella di Enrico Bucci, testimonia lo stato delle cose. E per quanto riguarda l'omeopatia, ancora una volta, dopo la pubblicazione dei risultati di uno studio apparentemente favorevole su una rivista prestigiosa, si alza un polverone metodologico. Sembra sempre più difficile dimostrare che si possano davvero trattare delle malattie con liquidi nei quali restano solo poche sparse molecole del principio attivo, ma che dovrebbero comunque conservarne le proprietà terapeutiche. Un sfida molto ardua, e forse è per questo che ormai a oltre 200 anni dalla sua nascita, l'omeopatia manca ancora di prove di efficacia condivise e accettate dalla comunità scientifica internazionale. Oltretutto, come diceva l'astronomo Carl Sagan, "affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie."