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Post 173 – Disimpariamo l'ansia e la paura
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 26/07/2018 alle 17:17:15, in Post, cliccato 307 volte)
Giovedì 26 luglio 2018

Gli stimoli derivante da nuovi apprendimenti modificano il cervello non solo da un punto di vista funzionale, ma ne cambiano anche la struttura, rimodellando gruppi di neuroni e creando nuove connessioni. E' la meravigliosa plasticità cerebrale, che inoltre funziona, se non intervengono specifiche patologie, lungo tutto il corso dell'esistenza. Ora una ricerca pubblicata sulla rivista Biological Psychiatry indica che questo importante processo può verificarsi anche in senso negativo, ad esempio diventando il substrato neurobiologico di fenomeni di ansia e depressione. In altre parole, sembra che così come può apprendere nuove conoscenze, il cervello possa anche apprendere da condizioni di stress cronico a generare ansia protratta e umore depresso. Va detto che la ricerca in questione è stata realizzata sui topi e non su persone, tuttavia è molto probabile che il meccanismo individuato sia operante anche nel cervello umano.

In breve, il risultato della ricerca, realizzata ponendo dei topi in una condizione di stress generato da uno stretto imprigionamento, è che quando questa condizione si protrae, un certo gruppo di neuroni dell'amigdala (piccola struttura cerebrale coinvolta nei fenomeni di ansia e paura) modifica sia il proprio modo di funzionare sia la propria struttura. In particolare aumenta il numero delle sinapsi (quindi dei collegamenti con altri neuroni), e anche la trasmissione di informazioni tra neuroni, che nel caso specifico è mediata da una sostanza che è il glutammato. A voler essere molto precisi, si può aggiungere che sono solo le proiezioni verso l'area ventrale dell'ippocampo ad andare incontro a questi fenomeni di ipertrofia dovuta allo stress. Così gli autori della ricerca ipotizzano ragionevolmente che queste proiezioni sono alla base del mantenimento delle condizioni di ansia generate dallo stress cronico.

Perché sono importanti i risultati di questa ricerca? Fondamentalmente perché, come ho accennato all'inizio, indicano che il cervello è capace di "imparare" l'ansia dallo stress, e si modifica di conseguenza, andando a rinforzare quei neuroni e quelle connessioni che mantengono una condizione di paura, mancanza di fiducia nel futuro, atteggiamento depressivo. Al confronto, i circuiti cerebrali, che pure esistono, di estinzione della paura una volta che il pericolo è passato, diventano deboli e inefficaci. Ma se questo meccanismo funziona in un senso può allora funzionare anche in senso opposto.

Dal punto di vista pratico quindi che ce ne facciamo? Gli autori della ricerca suggeriscono che alla luce di queste nuove conoscenze neurobiologiche, sarà possibile individuare farmaci che agiscono proprio su tali strutture cerebrali attraverso un contrasto all'ipertrofizzato sistema glutaminergico, e certamente questo è auspicabile. Farmaci da utilizzare per evitare che lo stress generi ansia cronica, come afferma il dottor Steven Dubovsky in un commento alla ricerca pubblicato sul NEJM Journal Watch. Tuttavia credo che se ne possa trarre anche un'altra considerazione. Ossia che da soli, o se necessario ricevendo un aiuto specifico, si possa sempre tentare di "disimparare" quello stato di ansia che spesso si prolunga anche molto oltre la fine di una condizione di stress. E così contribuire a rimodellare verso il basso quelle connessioni neuronali che si sono rinforzate in maniera anomala. In poche parole, possiamo rimodellare positivamente il nostro cervello imparando a contrapporci all'ansia. Forse è così che funzionano alcune pratiche di autosedazione, come il training autogeno e lo yoga. Nulla di particolarmente nuovo in questo. Ora però sappiamo in più che quando ci sforziamo di non seguire pensieri e attitudini che ci disturbano, quando ci impegniamo dall'interno a vincere ansia e paure, stiamo anche rimodellando fisicamente e funzionalmente alcuni circuiti fondamentali del nostro cervello. Credo che questo dovrebbe dare nuovo impulso all'impegno che ciascuno può mettere in proprio per il suo benessere psichico.

Post scriptum. L'ingegner Paolo Turco che ha curato per anni la parte informatica di questo blog ci ha lasciati. Essendo uomo di grande ingegno e capacità sono sicuro che avrà già escogitato qualche stratagemma per continuare a leggere questi post e per curare a distanza il buon funzionamento del Blog Scire. Ciao Paolo.