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Post 171 – Farmaci da scartare
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 28/03/2018 alle 17:07:01, in Post, cliccato 1017 volte)
Mercoledì 28 marzo 2018.

Chi deve prescrivere un farmaco, ma forse ancor di più chi lo deve assumere, dovrebbe tenere sempre gli occhi ben aperti. Un bell'aiuto a restare svegli e a valutare criticamente lo dà la rivista francese Prescrire, nota per la sua indipendenza, visto che è totalmente finanziata dagli abbonati. Da sei anni Prescrire pubblica un elenco dei farmaci da evitare, sebbene siano regolarmente in commercio e prescrivibili. E' stata pubblicata la versione del 2018, molto istruttiva come sempre considerato che come si sa il farmaco è anche un prodotto da vendere, gravato da strategie di marketing, da informazioni non sempre disponibili neppure a chi lo deve prescrivere, da un procedimento di ricerca e messa in commercio che non obbliga a confronti con i farmaci già disponibili. Occhi aperti dunque, e quelli di Prescrire sono apertissimi, tanto da aver individuato ben 90 molecole presenti nel mercato europeo dalle quali stare alla larga, appartenenti un po' a tutte le aree cliniche.

Visto che sono uno psichiatra riporterò qualche esempio da questa area, ma consiglio la lettura completa dell'articolo  http://www.prescrire.org/fr/3/31/53765/0/NewsDetails.aspx. Tra le molecole psicotrope disponibili anche in Italia che Prescrire consiglia di evitare c'è innanzitutto l'agomelatina - un relativamente nuovo antidepressivo agonista melatoninergico (recettori MT1 e MT2) e antagonista dei recettori 5-HT2C - per la sua efficacia non superiore a quella del placebo, ma con possibili effetti collaterali come epatiti e pancreatiti, accessi di aggressività auto ed eterodiretta, oltre che reazioni cutanee importanti. Stesso destino anche per la duloxetina, antidepressivo inibitore combinato della ricaptazione di serotonina (SSRI) e noradrenalina, che ha sia gli effetti collaterali tipici degli SSRI, sia effetti cardiovascolari dovuti all'attività noradrenergica, come ipertensione, tachicardia e turbe del ritmo cardiaco. Problemi simili anche per la venlafaxina, un antidepressivo che interagisce con diversi neuromediatori, e per altre due molecole in circolazione da molto tempo, come citalopram ed escitalopram, antidepressivi SSRI che possono produrre allungamenti dell'intervallo QT e le temute torsioni di punta all'elettrocardiogramma, con una frequenza maggiore rispetto a quella di altri SSRI.

E' bene specificare che in certe situazioni cliniche è possibile che lo specialista decida di usare comunque qualcuna di queste molecole, perché per quella specifica configurazione di patologia, età, malattie concomitanti, eccetera, che costituisce il singolo paziente, quella specifica molecola potrebbe rappresentare comunque la scelta migliore. L'importante è che la scelta sia sempre fatta consapevolmente, sapendo che magari in prima battuta e senza specifiche necessità, potrebbe essere preferibile orientarsi su un'altra molecola. Infatti, i farmaci scartati da Prescrire hanno diverse alternative al loro utilizzo. Prescrire esplicita anche i criteri utilizzati per la sua selezione dei farmaci da non utilizzare. Sostanzialmente, tra le 90 molecole citate ce ne sono alcune che espongono a maggiori rischi che a benefici, altre che sono ormai superate da molecole più recenti dotate di maggiore efficacia o minori effetti collaterali; oppure che sono recenti ma il cui rapporto rischi/benefici è sfavorevole rispetto ad altre più vecchie; oppure ancora di molecole che proprio non hanno mai davvero dimostrato di possedere un'efficacia superiore al placebo.

La selezione dei "farmaci da scartare" che fa ogni anno la rivista Prescrire induce a riflettere sulla natura del farmaco in quanto prodotto commerciale, quando invece la sua natura dovrebbe essere decisamente più nobile. Infatti è uno strumento di grandissima rilevanza per la medicina e la sanità contemporanee, e lo è certamente grazie a ricerca e innovazione portate avanti pressoché esclusivamente dall'industria farmaceutica, l'unica che può mettere in campo gli enormi fondi necessari, derivanti dai guadagni. Un cane che si morde la coda, uno stato di contraddizione dal quale sembra difficile poter uscire, quindi l'unica soluzione al momento è che le istituzioni, gli operatori sanitari e i cittadini siano avvertiti e stiano con gli occhi aperti.