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Post 169 – L’utile inutilità delle visite di controllo
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 21/07/2017 alle 11:08:50, in Post, cliccato 336 volte)

Farsi visitare dal proprio medico di famiglia periodicamente, diciamo una volta l’anno, anche quando si è in salute e non si ha alcun sintomo specifico. Ma ha un senso? Può essere utile per scoprire eventuali malattie o svelare in anticipo disturbi ancora silenti? Riduce il rischio di ammalarsi e può essere addirittura uno stratagemma per campare più a lungo? Si sono posti queste domande i medici del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston durante uno dei loro Grand Round, incontri durante i quali vengono affrontati temi controversi partendo da una revisione delle evidenze disponibili, poi discusse da due esperti e da tutti gli altri operatori sanitari presenti. Il Grand Round in questione è stato pubblicato sugli Annals of Internal Medicine. “Ho fatto l’ultimo controllo fisico un paio di settimane fa e ho già preso l’appuntamento con il mio medico per l’anno prossimo” dice la signora M., che ha 70 anni ed è sostanzialmente in buona salute, a parte un po’ di osteoartrite e una predisposizione familiare per il cancro al seno. Lei rappresenta il caso tipico del controllo annuale in piena salute, dal quale i medici dell’ospedale di Boston sono partiti per discutere questo argomento. “Attribuisco molto valore alla mia relazione con il medico” dice ancora la signora. “Dopo la visita, quando mi dice che sono in ottima salute, allora mi sento proprio bene.”

Dunque certamente la visita annuale ha un significato di rassicurazione per la paziente. Ma oggi si sa che questo genere di visite, per un adulto sano, non serve davvero, come indicano ben due diverse revisioni sistematiche. Proprio in base ai risultati di queste revisioni, due grandi agenzie mediche pubbliche americane, la Society of General Internal Medicine e l’American Board of Internal Medicine Foundation sconsigliano i medici di dedicare il loro tempo e le loro energie a queste visite, che negli USA rappresentano il motivo principale di incontro tra medico e paziente, impegnando circa 10 miliardi di dollari l’anno. Una scelta fatta anche alla luce del programma Choosing Wisely, che sta tentando di razionalizzare l’uso delle pratiche mediche, diagnostiche e terapeutiche, limitandole a quelle di dimostrata efficacia. Piuttosto, le generiche visite annuali dovrebbero essere sostituite da screening per specifiche malattie, a seconda dell’età e delle predisposizioni di ciascuno, oltre che da programmi di controllo per malattie croniche. Questa sarebbe la scelta più razionale ed economica.

La discussione tra gli esperti intervenuti durante il Grand Round non ha però trovato tutti d’accordo sulle conclusioni delle due grandi agenzie americane. Intanto perché comunque, come spesso accade con le revisioni sistematiche, le loro conclusioni sono state tratte da studi primari di qualità non elevata, per cui sull’argomento bisognerà fare ancora della ricerca; e poi perché alla fine quei sonori 10 miliardi di dollari spesi in generiche visite di controllo rappresentano solo lo 0,3 per cento della spesa sanitaria complessiva americana (in gran parte coperta da assicurazioni private dei cittadini). E poi ancora perché comunque le visite annuali rappresentano un’importante base per la continuità delle cure, per la conoscenza e la familiarità tra medico e paziente.

Su quest’ultimo punto bisogna riflettere. Non c’è dubbio che l’organizzazione sanitaria, e anche l’attività di ogni singolo medico, debbano attenersi a pratiche di riconosciuta efficacia e utilità, ma evitando il rischio di un approccio troppo ragionieristico, che non può portare buoni frutti. Nella Medicina c’è una componente di fiducia, di affidamento, che richiede lo “spreco” di una certa quantità di tempo. E’ un’esigenza emersa anche da un’indagine realizzata da FNOMCeO e Slow Medicine, pubblicata sulla rivista Recenti progressi in Medicina Una visita medica inutile per la rilevazione di sintomi misconosciuti o di malattie ancora silenti rappresenta comunque un importante momento di incontro tra medico e paziente, durante il quale si parla, si danno e ricevono consigli, si sciolgono dubbi, si dà corso a quella parte della cura fatta di elementi forse non immediatamente utili, ma fondamentali per il futuro. E’ un investimento, un utilizzo intelligente di risorse. Eviterà che un paziente non sufficientemente ascoltato dal suo medico si rivolga poi ad altri medici, andando a creare ingorghi e ripetizioni di visite ed esami, con rischi per la sua salute e certamente alla fine con un incremento delle spese sanitarie.