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Post 150 – Tieni d’occhio la Medicina del futuro
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 19/01/2015 alle 11:00:35, in Post, cliccato 1063 volte)

Lunedì 19 gennaio 2015

Chi vuole seguire i veloci sviluppi della ricerca e capire come modificano la pratica clinica non si perda la nuova serie di articoli che la rivista JAMA ha appena avviato, intitolata Scientific discovery and the future of medicine. È una grande opportunità per vedere sintetizzati i più recenti avanzamenti su temi che segneranno profondamente la medicina di oggi e di domani, come biosensori e altri argomenti di bioingegneria, microbiomi, cellule staminali pluripotenti, medicina rigenerativa, bioimaging, scienze del genoma. La serie è introdotta da un editoriale di Phil Fontanarosa e Howard Bauchner, rispettivamente executive editor ed editor in chief di JAMA, i quali sottolineano fortemente anche l’impatto che queste nuove aree avranno su una Medicina in difficoltà per le trasformazioni dei sistemi sanitari dovute al problema dei costi crescenti e alle trasformazioni alle quali va incontro la società. Per tutto il 2015 JAMA pubblicherà una serie di articoli scritti su questi temi dai professionisti più esperti, direttamente coinvolti nello sviluppo della ricerca e nelle attività di trasferimento dei suoi risultati alla pratica clinica.

Sullo sfondo di questa serie, c’è la convinzione che una ricerca biomedica di elevata qualità sia la base per gli avanzamenti nella pratica clinica e per il raggiungimento di elevati esiti di salute. Tra gli articoli pubblicati sul numero di JAMA che inaugura la serie ce n’è uno scritto da Hamilton Moses e da suoi collaboratori, intitolato The Anatomy of Medical Research, che fa un quadro generale delle tendenze della ricerca biomedica negli Stati Uniti e nel mondo. È possibile verificare, dati alla mano, come siano evidenti una regressione nel mondo occidentale e un formidabile avanzamento in alcuni paesi asiatici. Ad esempio, si scopre che tra il 1994 e il 2004 gli investimenti pubblici nella ricerca crescevano del 6% annuo negli USA, mentre tra il 2004 e il 2012 il tasso di investimenti è diminuito di circa lo 0.8% annuo. Nel settore dell’industria privata produttrice di dispositivi medici, biotecnologia e farmaci, gli investimenti sono diminuiti tra il 1994-2004 e il 2004-2012, con addirittura un’inversione per i farmaci, settore in cui gli investimenti sono passati dal 6.8% al meno 0.6%. Fa eccezione la ricerca farmacologica sulle malattie rare, settore nel quale la ricerca clinica risulta facilitata.

Andamento opposto in Asia: investimenti nella ricerca biomedica quasi raddoppiati tra il 2004 e il 2011, soprattutto in paesi quali Cina, India, Corea del Sud e Singapore. Nello stesso tempo c’è stato un forte incremento della forza lavoro nell’area della scienza e della tecnologia: attualmente la Cina ha oltre un milione di persone qualificate impegnate in quest’area, la più ampia comunità di ricercatori del mondo. Regge per ora la supremazia degli Stati Uniti per quanto riguarda gli articoli scientifici più citati, seppure con una tendenza in calo: erano il 63% di tutti nel 2000 e sono diventati il 56% nel 2010.

A monte di tutti questi cambiamenti ci sono modificazioni di tipo sociopolitico ed economico, ma anche una progressiva modifica della pubblica opinione. Dal 2000 in avanti c’è stato un aumento di preoccupazione per i temi dell’economia, dell’insicurezza, dell’immigrazione e del crimine, a scapito dell’interesse verso i temi della ricerca biomedica. Anche perché, oggettivamente, a fronte di grandi aperture di potenzialità e di innovativi ambiti di ricerca, restano ancora da raggiungere importanti obiettivi clinici, come trattamenti significativamente efficaci per malattie molto temute, come l’Alzheimer o diversi tipi di tumori.

E invece sarebbe proprio il riuscire a centrare questi obiettivi che potrebbe stimolare nuovamente l’interesse della società verso la ricerca biomedica. Certo è, come considerazione finale, che sebbene la ricerca biomedica sia da considerarsi di grande importanza, non deve essere dimenticata la ricerca sul buon funzionamento dei servizi sanitari, visto che il buon esito dei percorsi di cura dipende alla fin fine, in gran parte, dal trasferimento alla pratica clinica dei risultati della ricerca e anche dal corretto e coordinato funzionamento della catena di interventi che vanno dalla prevenzione alla diagnosi, al trattamento e al seguente follow-up.