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Post 149 – L’articolo scientifico fa booooom…
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 15/12/2014 alle 10:24:17, in Post, cliccato 1460 volte)

Lunedì 15 dicembre 2014

Una proposta nuova e intelligente per migliorare la qualità delle notizie su Medicina e salute riportate dai media: il comunicato stampa che ormai accompagna tutti gli articoli più importanti pubblicati sulle riviste medico-scientifiche dovrebbe far parte dell’articolo scientifico stesso ed essere valutato dai responsabili della peer-review dell’articolo, così come il resto del suo contenuto. La proposta viene da Ben Goldacre, medico e giornalista scientifico inglese molto impegnato nel movimento dell’Evidence Based Medicine (EBM).

La proposta è avanzata in un editoriale pubblicato dal BMJ, intitolato Preventing bad reporting on health research  che commenta una ricerca pubblicata sullo stesso numero del BMJ ed effettuata da Petroc Summer del Cardiff University Brain Research Imaging Centre, School of Psychology di Cardiff, nel Regno Unito, e dai suoi collaboratori. Questa ricerca, intitolata The association between exaggeration in health related science news and academic press releases: retrospective observational study ha dimostrato che oltre un terzo dei comunicati stampa emessi dalle istituzioni universitarie contenevano esagerazioni rispetto ai risultati reali degli studi pubblicati. E quando già il comunicato stampa è esagerato, la probabilità che lo sia anche la notizia pubblicata dai giornali o riportata da altri media arriva fino all’86 per cento. Probabilità che scende invece attorno al 15 per cento quando il comunicato stampa non si lancia in esagerazioni. I comunicati stampa vengono di solito scritti da giornalisti interni alle istituzioni universitarie, addetti alle pubbliche relazioni. In molti casi, trattandosi spesso di comunicati su articoli anche molto complessi, il lavoro viene svolto in collaborazione con gli autori della ricerca originaria.

Petroc Summer e i suoi collaboratori hanno identificato 462 comunicati stampa su ricerche mediche emessi da 20 diverse università del Regno Unito nel corso di un anno. Sono poi stati rintracciate 668 notizie correlate a questi comunicati e alla fine si è fatto un confronto con i risultati effettivi presentati nei relativi articoli scientifici. Le esagerazioni o distorsioni più significative cadevano in tre grandi gruppi: millantare relazioni causali da studi che da un punto di vista metodologico non avrebbero potuto giungere a conclusioni di quel genere (ad esempio studi osservazionali); trarre inferenze sugli esseri umani da studi in realtà realizzati su animali; lanciarsi in consigli ai lettori estrapolati arbitrariamente.

La proposta del Ben Goldacre è molto convincente. “Il comunicato stampa dovrebbe essere trattato come una parte della pubblicazione scientifica, e dovrebbe essere collegato ad essa, con uno specifico link direttamente dall’articolo accademico che viene pubblicizzato” scrive Goldacre. In pratica dovrebbe diventare un’appendice all’articolo ed essere ben visibile da tutti. In tal modo i lettori, colleghi competenti degli autori della ricerca, potrebbero sbugiardare davanti agli occhi degli altri lettori eventuali esagerazioni del comunicato stampa, esattamente come si fa correntemente quando gli autori di un articolo tirano conclusioni troppo forzate dai dati del loro studio. Se un tale sistema fosse attivo, tutti sarebbero costretti a una maggior cautela.

Il fatto è che la promozione degli articoli scientifici è diventata un importante business. Intrufolarsi nelle notizie sui media serve alle riviste scientifiche e ai ricercatori perché dalla visibilità mediatica scaturiscono non solo effetti narcisistici, ma anche vantaggi concreti. E’ stato dimostrato che una ricerca ripresa da giornali e altri media ha molta più probabilità di essere poi citata nella successiva letteratura scientifica. Questo vuol dire, per la rivista, maggiori probabilità di ascesa nel ranking dell’Impact Factor; per i ricercatori crescita del numero complessivo di citazioni dei propri articoli, un dato oggi considerato di fatto l’espressione quali-quantitativa del loro lavoro, che si traduce anche in maggiori possibilità di accesso a ulteriori fondi di ricerca.