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Post 141 – Occhio alla notizia medico-sanitaria
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 08/05/2014 alle 11:09:51, in Post, cliccato 1268 volte)

Giovedì 8 maggio 2014

Ci vogliono occhi spalancati e orecchie ben aperte per leggere, ascoltare o guardare sui media le notizie riguardanti medicina e salute. Bisogna stare all’erta, vigili, saper esercitare un acuto senso di critica, porsi sempre molte domande, altrimenti si può cadere preda di un’informazione scorretta e tendenziosa. Su JAMA Internal Medicine ce lo ricorda Gary Schwitzer dell’ University of Minnesota School of Public Health, in un articolo che ha riportato i risultati di sette anni di osservazione dei media americani realizzati da HealthNewsReview.org, sito dedicato alla valutazione indipendente di articoli e servizi giornalistici su medicina e salute.

Trappole e trabocchetti dei media sono stati precisamente individuati da Schwitzer, con tanto di esempi, che certamente valgono anche per i media italiani. Qui di seguito elenco i principali così che ognuno possa provare a sua volta a valutare articoli di giornale e servizi che compaiono su radio, televisioni e siti internet, compresi ovviamente i social network. Molto utile anche consultare la sezione “Informati bene” del sito Partecipasalute 

-Riduzione del rischio espressa in termini relativi e non assoluti.

Quando i risultati di uno studio clinico sono riportati in termini di rischio relativo, il beneficio di un trattamento appare esaltato. Ad esempio, un servizio della NBC news riportava che nelle donne l’aspirina riduce il tasso di stroke ischemico del 24%, con poco effetto sul rischio di infarto del miocardio; negli uomini l’aspirina risultava ridurre il rischio di infarto del 32% con scarsi effetti sul rischio di stroke. In realtà, queste percentuali erano di rischio relativo, mentre nell’articolo scientifico originale era riportato anche il rischio assoluto: riduzione di solo 2 stroke per 1000 donne che prendevano aspirina (ma con 2 episodi di grave sanguinamento ogni 1000 donne); e riduzione di solo 8 infarti ogni 1000 uomini (ma con 3 episodi di grave sanguinamento). Guardando questi numeri si capisce al volo che c’è una bella differenza nel raccontare la vicenda con i rischi relativi piuttosto che con i rischi assoluti.

-Mancata spiegazione dei limiti degli studi osservazionali

Gli studi osservazionali non sono in grado di differenziare un rapporto di semplice associazione da uno di causalità, quindi non possono stabilire che un certo evento è la causa di un altro. Importanti giornali, come The Wall Street Journal e USA Today, o televisioni, come la CNN, hanno lanciato notizie del tipo “due tazzine di caffè al giorno riducono il rischio di cancro dell’utero”, senza segnalare che si trattava di risultati provenienti da studi osservazionali, quindi non in grado di fare questo tipo di associazione causale.

-La tirannia dell’aneddoto

Storie di singole persone che sono guarite con questo o quel trattamento non dicono in realtà nulla sulla reale dimostrazione di efficacia del trattamento stesso, anche se da un punto di vista mediatico possono avere molto impatto. La situazione è ancora peggiore quando i casi singoli sono selezionati ad hoc magari dalla stessa industria che produce quel trattamento. In tal caso si è oltre il limite del grave conflitto di interesse. Un uso corretto di storie personali dovrebbe invece rappresentare i vari casi possibili, sia quelli nei quali un trattamento ha funzionato, sia quelli nei quali invece non ha funzionato, perché questa è la realtà delle cure. Si dovrebbe sempre diffidare di trattamenti che presentano solo casi positivi. La Medicina non funziona così.

-Giornalismo fatto solo attraverso i comunicati stampa

Articoli scritti avendo come unica fonte il comunicato stampa, magari scritto dall’industria produttrice di un farmaco, non possono che esaltare acriticamente l’efficacia di quel farmaco, talvolta in totale assenza di reali riscontri di tipo scientifico. Quindi attenzione a cercare di capire qual è la fonte utilizzata dal giornalista.

-Gli end-point surrogati non raccontano l’intera storia

Alle volte gli studi clinici puntano a ottenere modifiche dei cosiddetti end-point surrogati, che non sempre sono di reale interesse per i pazienti. Ad esempio, un farmaco che riesce a ridurre il tasso di colesterolo (end-point surrogato), non necessariamente poi ridurrà il numero di infarti del miocardio o la mortalità (end-point di reale interesse clinico). Succede che spesso i media non colgano questa importante differenza, e Gary Schwitzer riporta il caso di USA Today che è caduto in questa trappola proprio con il tasso di colesterolo.

-Storie su test diagnostici che non spiegano il bilanciamento tra possibili benefici e possibili danni

Non sempre è opportuno effettuare test diagnostici, dal momento che alcuni di essi, per l’incertezza che li contraddistingue, in realtà possono complicare la vita, mettere una persona in stato di allarme, senza che necessariamente essa sia in una reale condizione di malattia progressiva (vedi anche il post di questo Blog: Post 133 - tartarughe, conigli e uccelli). Quindi le notizie sui media riguardanti l’utilità di questi test dovrebbero essere sempre molto bilanciate, esponendo possibili vantaggi, ma anche i possibili svantaggi derivanti dall’aver effettuato quello specifico test diagnostico.

-Reportage adulatori di nuove tecnologie sanitarie

I media sono facilmente affascinabili dalle nuove diavolerie tecnologiche. Un intervento chirurgico effettuato con l’ ausilio di un robot fa notizia, si presta a titoli roboanti. Magari quando ancora nessuno sa con certezza se l’utilizzo di quel costoso robot realmente migliora l’esito complessivo così come esso sarà poi sperimentato dal paziente.

Partendo da questi esempi è evidente come quando una notizia medica compare sui media sia sempre opportuno chiedersi cosa c’è dietro, cercare altri riscontri, possibilmente risalire all’articolo scientifico originale e sottoporre anche quello a un esame critico. Non è facile, ma lo sviluppo di competenze può aiutare i cittadini a individuare l’eventuale sciatteria giornalistica e anche a svelare i meccanismi di promozione sanitaria con finalità commerciali, che spesso si travestono da notizia.