\\ Home Page : Articolo : Stampa questo post
Post 138 – Hop… hop… hop…
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 10/03/2014 alle 09:04:22, in Post, cliccato 2116 volte)

Lunedì 10 marzo 2014

Giancarlo Carini, cardiologo; Danilo di Diodoro, tutor Blog Scire.

C’è forse qualcosa che non va in un mondo nel quale una persona su sei/sette dovrebbe prendere una statina per il resto della sua vita, come prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari. L’indicazione viene dalle linee guida sul rischio cardiovascolare redatte dall’ American College of Cardiology/American Heart Association (ACC/AHA), quindi da organizzazioni estremamente qualificate e meticolose nel loro processo di sviluppo delle linee guida. Di questo paradosso parla in un articolo su JAMA John Ioannidis della Stanford University School of Medicine, una delle voci epidemiologiche internazionali più prestigiose, autore di diversi articoli che puntano il dito nei confronti delle grandi contraddizioni della Medicina contemporanea.

Secondo Ioannidis, le linee guida di ACC/AHA hanno problemi su più versanti e in effetti hanno sollevato già molte polemiche, sebbene venga loro riconosciuto di aver fatto chiarezza su alcuni punti, ad esempio aver cancellato il concetto secondo il quale più si abbassa il livello di colesterolo, in assoluto, meglio è per la prevenzione degli eventi cardiovascolari. Nelle linee guida ci sarebbero però, sempre secondo Ioannidis, alcune imprecisioni nel calcolo del rischio, problemi connessi al conflitto di interesse e anche al procedimento inferenziale con il quale sono state tratte le conclusioni.

In dettaglio, questa la situazione negli Stati Uniti: ci sarebbero 101 milioni di persone che al momento sono belle sane da un punto di vista cardiovascolare, ma che hanno il non piccolo problema di trovarsi fra i 40 e i 79 anni. Tra loro, senza saperlo, sono ben 33 milioni quelli che hanno un rischio del 7.5% o superiore di avere entro dieci anni un evento cardiovascolare, mentre altri 13 milioni hanno un livello di rischio tra 5 e 7.4%. Il primo gruppo dovrebbe assumere la statina, il secondo gruppo non farebbe male a considerare questa possibilità. Sempre secondo le linee guida dell’ACC/AHA. Estrapolando la situazione a livello di popolazione mondiale, a conti fatti, le persone candidate alla statina sarebbero 920 milioni, ma probabilmente supererebbero il miliardo se si tiene conto del rapido posizionarsi di molti paesi in via di sviluppo verso gli standard di rischio dei paesi sviluppati, tipo gli Stati Uniti.

Ioannidis fa notare come, nonostante siano state effettuate tante ricerche sulla prevenzione cardiovascolare, in realtà manchino prove veramente cruciali sulla migliore strategia di prevenzione primaria per l’utilizzo delle statine, tanto che viene invocata la necessità di far partire un grande studio sulla reale efficacia della prescrizione allargata secondo i dettami delle linee guida ACC/AHA.

La domanda da porsi forse però è: stiamo davvero lavorando come si deve per aiutare la popolazione a non fumare, ad alimentarsi in maniera più sana, a fare più attività fisica, oppure ci limitiamo a fare retorica sanitaria? La storia, anche recente, indica che agire sui grandi numeri senza farmaci è possibile. Basti pensare allo straordinario effetto prodotto dalla legge antifumo: in Italia sembrava impossibile far rispettare una legge simile, tutto remava apparentemente contro: istituzioni poco motivate, lobby agguerrite, inveterate abitudini lassiste della popolazione. Invece la legge ha funzionato senza difficoltà, tanto che nemmeno i fumatori si sono più lamentati di dover uscire dai ristoranti per fumare.

Quindi forse anche sul versante dell’educazione alimentare si potrebbe lavorare con maggiore incisività, si potrebbero proporre azioni concrete all' industria alimentare e a quella della ristorazione, ad esempio promuovendo la riduzione di grassi saturi e di sale ingeriti quotidianamente. Una piccola riduzione dell’apporto di sale è stato dimostrato che potrebbe abbattere significativamente i valori medi di pressione della popolazione e anche gli eventi cardiovascolari.

Sul versante dell’educazione all’attività fisica molto potrebbe essere fatto già nelle scuole, al di là della pleonastica ora di ginnastica settimanale. E anche gli adulti dovrebbero essere molto più sensibilizzati al movimento, magari a partire dal lavoro quotidiano dei medici di medicina generale, pur consapevoli delle difficoltà che si incontrano nel modificare inveterati stili di vita sbagliati. Nella regione Emilia-Romagna, da un paio di anni è attivo un progetto indirizzato a stimolare persone con fattori di rischio cardiovascolare a fare attività fisica. Il percorso prevede una prima valutazione da parte del medico di medicina dello sport, eventualmente coadiuvato da un cardiologo, che prescrive un certo tipo di attività fisica, ritagliato sulle caratteristiche del singolo soggetto. L’attività inizia nel centro di medicina sportiva, in ambiente controllato. Dopo qualche settimana, può proseguire presso palestre private accreditate, dove ci sono laureati in scienze motorie che conoscono il progetto e possono continuare il lavoro iniziato. Un bell’esempio di prevenzione primaria senza farmaci.

E’ sulla base di queste considerazioni che è difficile adattarsi all’idea che persone in buona salute, che pur si trovano in una potenziale situazione di rischio, debbano assumere una statina per la prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari. Passare alla “statinizzazione” di massa vorrebbe dire dichiarare persa la battaglia per il cambiamento degli stili di vita di un’intera società sedentaria, iperalimentata, ipertesa e avviata a essere diabetica. Anche perché, sebbene negli ultimi anni stiano emergendo con chiarezza preoccupanti effetti collaterali delle statine (miopatie, ma anche un incremento del rischio di diabete) in realtà gli effetti collaterali sono studiati con minore intensità rispetto agli effetti terapeutici, e quindi con la “statinizzazione” di massa potrebbero davvero emergere brutte sorprese.