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Post 136 – AllTrials è qui
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 05/02/2014 alle 11:14:06, in Post, cliccato 1691 volte)

Mercoledì 5 febbraio 2014

Se John Lennon fosse ancora vivo, oggi con la Plastic Ono Band canterebbe non più Power to the People, ma Data to the People. Visione utopistica che sta diventando progressivamente realtà grazie alla campagna AllTrials (vedi post 123 e 131): la scorsa settimana è arrivato l’annuncio che la Johnson & Johnson metterà a disposizione i dati di tutti i suoi studi clinici, con la collaborazione del Yale University Open Data Access Project. Ne parla Harlan M. Krumholz professor of cardiology and public health della Yale School of Medicine, in un articolo pubblicato sul New York Times 

Si tratta di un passaggio molto importante, perché saranno messi a disposizione dei ricercatori anche tutti i dati grezzi degli studi. Sembra dunque essere stata vinta quella riluttanza alla trasparenza dei dati che ha enormi ricadute negative sui ricercatori ma anche sui clinici e i pazienti, che finora hanno sempre dovuto “fidarsi” delle conclusioni tratte da chi ha palesi conflitti di interesse nel decidere cosa far emergere e cosa non far emergere alla pubblica conoscenza dalla ricerca.

L’industria farmaceutica finora si è sempre difesa dicendo che la messa a disposizione pubblica dei dati avrebbe rischiato di dare benefici ai competitori commerciali, ma anche a chi intende promuovere azioni legali o perfino a ricercatori troppo disinvolti che potrebbero utilizzare i dati grezzi per giungere a conclusioni diverse da quelle alle quali è giunto lo sponsor dello studio. Iniziative simili a quella della Johnson & Johnson, ma meno coraggiose, sono state intraprese già anche dalla GlaxoSmithKline e dalla Medtronic, e altre compagnie si stanno aggregando.

Nel contempo sono iniziate le nuove analisi indipendenti dei dati. E’ successo per il dispositivo medico della Medtronic per la produzione di osso, e le prime analisi indipendenti dei dati, realizzati proprio in collaborazione con lo Yale University Open Data Access Project, hanno dato risultati contrastanti su efficacia e sicurezza. Si apre un nuovo complicato capitolo della ricerca medica, che probabilmente ci accompagnerà nei prossimi anni e che temo renderà il panorama ancora più complesso da interpretare. Da qui in avanti,  infatti, avremo probabilmente analisi divergenti degli stessi dati degli studi clinici, e capire che tipo di conclusioni cliniche trarne sarà ancora più complicato di oggi. Tuttavia è una strada che non si può fare a meno di percorrere. Si può solo andare avanti. Anche perché il paziente che partecipa a un trial clinico ha il diritto di sapere a che cosa è servita la sua partecipazione, se ci sono stati risultati positivi o negativi, se i rischi potenziali che ha corso nel partecipare alla ricerca sono serviti a migliorare in qualche modo la conoscenza e il trattamento di uno specifico disturbo.

Intanto ad aprile in Europa ci sarà l’approvazione della nuova Clinical Trials Regulation che dovrebbe portare anche da noi alla trasparenza dei dati degli studi clinici. Stiamo a vedere. Forse il forziere sta davvero per essere aperto.