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Post 134 – L'RCT diventa una star del cinema
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 09/01/2014 alle 16:01:17, in Post, cliccato 1615 volte)

Martedì 14 gennaio 2014

Iniziamo l'anno guardando un breve filmato didattico, simpatico e molto ben fatto, sugli studi clinici controllati e randomizzati (o RCT, Randomized Controlled Trials, Studio clinico controllato e randomizzato). Si inizia ricordando James Lind, un chirurgo navale scozzese che nel 1747 si ritrovò su una nave della Royal Navy dove i marinai si ammalavano come mosche di scorbuto. Il chirurgo si ingegnò per trovare un sistema capace di scoprire quale potesse essere la cura migliore per loro, e di fatto diede avvio alla valutazione scientifica dei trattamenti medici.

Il filmato è didattico e semplice, e potrebbe essere utilmente impiegato anche come spiegazione multimediale per un paziente che sta per entrare in un RCT . E' stato realizzato all’interno del Progetto Ecran: European Communication on Research Awareness Needs, che ha un interessante sito anche in lingua italiana e che è finalizzato a comunicare messaggi chiave sugli studi clinici indipendenti e multinazionali a cittadini, pazienti, operatori sanitari. Finanziato dalla Comunità Europea, il progetto ricorda quanto sia importante che i cittadini stessi siano informati sui trial clinici, perché alla fine sono loro stessi che utilizzeranno i trattamenti che all’interno dei trial clinici sono stati valutati.

E naturalmente, più i trial sono stati realizzati in maniera indipendente, metodologicamente corretta, e scevra da conflitti di interesse, più sono orientati verso i reali bisogni delle persone, più alla fine sarà facile capire verso quale trattamento è bene indirizzarsi. In altre parole si può dire che un RCT ben realizzato è un tesoro non solo per il ricercatore, ma anche per il clinico e per il paziente. Ogni RCT metodologicamente scorretto, gravato da conflitti di interesse, scollegato dai reali bisogni del paziente (e magari invece orientato a creare mercato per un farmaco di scarso valore) è invece un’occasione persa se non addirittura uno scomodo ingombro all’interno della letteratura medico-scientifica.

Da molti anni si sa che esistono due diversi tipi di RCT, quelli esplicativi e quelli pragmatici. In un articolo pubblicato alcuni anni fa sulla rivista Evidence Based Medicine il canadese Merrick Zwarenstein e l’inglese Shaun Treweek ricordavano che i primi sono realizzati su pazienti molto selezionati e in setting quasi ideali e hanno l’obiettivo, come dice il nome stesso, di spiegare, di far emergere differenze anche minime tra un trattamento e un altro; i secondi sono realizzati su pazienti molto più vicini a quelli della pratica clinica reale, dunque sono meno ideali, ma i loro risultati, proprio per questo sono più facilmente e correttamente applicabili alla pratica clinica.

Peccato che tra le centinaia di migliaia di RCT realizzati finora, prevalgano di gran lunga i trial esplicativi, che sono anche quelli più idonei a ottenere le approvazioni dalle agenzie regolatorie internazionali come FDA ed EMA. Quindi esiste uno scollamento tra il mondo delle agenzie regolatorie e il mondo reale della clinica. Tutto questo per dire quanto siano importanti gli RCT per la pratica clinica. Senza contare che è sempre sugli RCT che sono basate le revisioni sistematiche della Cochrane Collaboration.

Non è possibile capire la medicina e la sanità contemporanee senza avere idee chiare sugli RCT.