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Post 133 - Tartarughe, conigli e uccelli
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 21/11/2013 alle 09:30:13, in Post, cliccato 4713 volte)

Giovedì 21 novembre 2013

 La giornalista televisiva americana quarantenne Amy Robach fa una mammografia in diretta durante il Pink Day per il programma Good Morning America e scopre davanti a milioni di telespettatori di avere un cancro al seno. Nel giro di un mese viene sottoposta a mastectomia bilaterale e dichiara, con tutta la potenza della sua popolarità e della impressionante vicenda in diretta, che la mammografia ha salvato la sua vita. La notizia viene ripresa anche in Italia  e tutto passa così com’è. Semplice e inequivocabile, come spesso è una notizia riportata dai media. Una vita salvata dalla mammografia, un esempio da seguire.

Un esempio da seguire, certo. Però è bene essere adeguatamente informati, sapere innanzitutto se è certo che quella vita sia stata salvata dalla morte per cancro al seno; ed è bene sapere anche qual è il prezzo che l’intera comunità paga se quella vita risulterà salvata. I media dovrebbero avere la competenza e il coraggio di spiegare anche tutti questi risvolti, che rendono la notizia meno semplice e inequivocabile. Interviene allora H. Gilbert Welch, professore di Community and Family Medicine al The Dartmouth Institute  con una spiegazione estremamente didattica su come stanno le cose per quanto riguarda lo screening mammografico. E che merita di essere riportata praticamente parola per parola, tanto è chiara.

Secondo Welch, per capire bene la questione bisogna pensare al cancro della mammella in termini di tartarughe, conigli e uccelli e del tentativo di non farli scappare dal cortile. Le tartarughe non andrebbero comunque da nessuna parte perché sono troppo lente, e rappresentano i cancri indolenti, quelli che non sarebbero comunque letali. I conigli sono pronti a scappare via in qualunque momento e sono i cancri potenzialmente letali che effettivamente potrebbero essere fermati attraverso il riconoscimento precoce e l’altrettanto precoce trattamento. Poi ci sono gli uccelli. Detta semplicemente, quelli se ne sono già andati da un pezzo, e rappresentano le forme di cancro più aggressive, quelle che nel momento in cui vengono individuate si sono già diffuse nell’organismo e che non potranno essere curate.

Ora, dice ancora Welch, è umano e comprensibile che Amy Robach voglia sperare e credere che la mammografia abbia salvato la sua vita e tutti ce lo auguriamo, per lei e per tutte le altre donne che hanno avuto un percorso simile al suo. Tuttavia, esiste una possibilità, che le conoscenze attuali ci dicono essere per fortuna molto rara, che alla fine quel cancro sarà la causa di morte. In ogni programma di screening ci sono donne che muoiono di cancro al seno nonostante che siano state diagnosticate precocemente. “Non è colpa della mammografia” spiega Welch, “è colpa degli uccelli. Gli uccelli sono la ragione per la quale il tasso delle donne che si presentano con un cancro metastatizzato è rimasto invariato negli Stati Uniti, malgrado tre decadi di diffuso screening mammografico”.

Un’altra possibilità è invece che quella diagnosi precoce non fosse necessaria e che le cose sarebbero andate bene ugualmente se il cancro fosse stato diagnosticato nel momento in cui si sarebbe manifestato come un nodulo al seno. Infatti oggi sono disponibili trattamenti molto efficaci per riacchiappare i conigli scappati e distruggerli. Negli ultimi 20 anni sono stati fatti passi da gigante in tal senso. “Ironicamente” dice Welch, “più diventiamo bravi nel trattare il cancro della mammella, meno diventa importante fare lo screening.”

L’ultima possibilità è che invece che quel cancro fosse fatto di tartarughe e che quindi non avrebbe mai dato segno di sé se non lo si fosse andati a cercare attivamente. Di questo tipo di cancri ce ne sono eccome, tanto che lo stesso programma inglese di screening riconosce che è tre volte più probabile essere trattate per cancri inoffensivi che avere la “vita salvata”. E alcuni ricercatori ritengono che la probabilità sia dieci a uno, ma la verità è che il tasso di sovradiagnosi è ancora molto difficile da rilevare.

“Tutte queste sfumature si perdono nelle potenti storie di sopravvissuti che appaiono regolarmente sui media” dice ancora Welch. L’utilità della mammografia viene esagerata, e soprattutto si diffonde l’idea che per combattere il cancro si debba continuare a trovarne sempre di più. Come ho già detto nel post 128, e ora posso dire più chiaramente, è invece tempo di orientare fortemente la ricerca e i relativi investimenti verso la capacità di separare tartarughe, conigli e uccelli.