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Scire – Post 14: Prove di efficacia per tutti
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 06/10/2008 alle 22:16:18, in Post, cliccato 2300 volte)

Lunedì 6 ottobre 2008

Se non leggi facilmente l’inglese, ma sei interessato ad avere a portata di mano informazioni e aggiornamenti Evidence Based utili per la tua pratica clinica, ho una buona notizia per te. È uscita la nuova versione italiana di Clinical Evidence, scritta sulla base dell’edizione inglese del dicembre 2007. Clinical Evidence è ormai ampiamente riconosciuto come il più pratico e affidabile strumento Evidence Based di supporto alle decisioni cliniche, dato che di ogni argomento trattato fa una sintesi dello stato attuale delle conoscenze e anche delle incertezze. Non è quindi il caso di tenerlo fuori dal tuo bagaglio di fonti informative. Ha una versione cartacea (Clinical Evidence Conciso), che è arrivata a luglio sui tavoli dei Medici di Medicina Generale italiani, e una versione on-line che è possibile consultare dopo essersi registrati gratuitamente e che viene costantemente aggiornata.

Purtroppo, però, dato che nulla è perfetto, mentre in alcuni Paesi lungimiranti come la Norvegia e la Nuova Zelanda, Clinical Evidence on-line è accessibile gratuitamente a chiunque (quindi tutti gli operatori sanitari, ma anche i cittadini), in Italia l’accesso è consentito solo ai medici. Una scelta forzata, per motivi di carattere economico, visti gli alti costi della licenza di utilizzo, ma che comunque sembra stridere, in un’epoca in cui si parla tanto di empowerment dei pazienti e dei cittadini, e quindi della possibilità di fornire loro le stesse informazioni di cui può disporre il medico, nell’ottica delle scelte consapevoli e condivise.

Comunque, il nuovo Clinical Evidence italiano (realizzato con la partecipazione del Centro Cochrane italiano e dell’agenzia editoriale medico-scientifica Zadig di Milano), rispetto alla versione precedente, ha ben 42 capitoli in più. In questa edizione sono anche stati rivisti i dati italiani di incidenza e prevalenza delle malattie, un elemento non trascurabile, considerato che è sempre molto difficile trovarne di attendibili. La pubblicazione è resa possibile dai fondi stanziati dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) all’interno del programma di informazione indipendente. Tra l’altro Clinical Evidence funge anche da fonte per i percorsi formativi ECM a distanza del Progetto ECCE, sempre dell’AIFA (1).

In pratica: come ho già detto nel post numero 7, quando sei alla ricerca di un’informazione che ti serve per la tua pratica clinica, se non te la cavi bene con l’inglese, questa è la risorsa dalla quale ti conviene sempre iniziare la tua ricerca. Ciò vale soprattutto se sei a caccia di informazioni riguardanti un quesito di terapia (ad esempio, per il trattamento dell’attacco acuto di emicrania sono più efficaci 900 mg di aspirina per bocca associata a 10 mg di metoclopramide, oppure 100 mg di sumatriptan per bocca?); ma anche se cerchi informazioni su incidenza e/o prevalenza (ad esempio, qual è la percentuale di donne che riferisce di aver avuto almeno un episodio di candidosi vaginale?), o sulla prognosi (ad esempio, qual è il decorso del disturbo da attacchi di panico?). Se trovi su Clinical Evidence quello che stai cercando, puoi anche fermarti lì, visto che si tratta di un sommario della migliore evidenza oggi disponibile. Infatti, come sottolinea Alessandro Liberati nella presentazione alla versione italiana, Clinical Evidence è basato su revisioni sistematiche di letteratura (cosiddetta letteratura secondaria) e su singoli studi primari di qualità. Tuttavia non va considerata una raccolta di linee guida o raccomandazioni. Cerca di non indicare regole rigide di comportamento clinico, ma di fornire piuttosto le informazioni utili a definire raccomandazioni condivise, rendendo esplicite le aree di incertezza. A questo proposito, aggiunge Nello Martini, sempre nella presentazione: "uno dei vantaggi di Clinical Evidence è quello di mettere in luce anche i limiti delle conoscenze attualmente presenti nell’ambito della ricerca e di segnare in tal modo le aree grigie, in cui l’operatore sanitario viene a trovarsi quotidianamente, che necessitano di ulteriore ricerca e ulteriori conoscenze". Clinical Evidence, quindi ti dice non solo quello che oggi la comunità medica sa, ma anche quali sono le aree nelle quali non ci sono ancora conoscenze abbastanza certe.

La consultazione del nuovo sito è semplice: è sufficiente cliccare sull’area di proprio interesse (ad esempio Endocrinologia, Neurologia, eccetera…) e poi, all’interno della finestra che si apre, cliccare sulla specifica malattia. Il capitolo può essere aperto come file HTML o come file pdf, che può poi essere stampato o salvato sul proprio computer. Inoltre, questa nuova versione ha nella home page un importante servizio di segnalazione dei nuovi capitoli aggiunti di recente. Evidentemente è uno strumento considerato utile e comodo, visto che in tutta Italia ci sono oltre 6000 contatti ogni mese. E ai bolognesi sembra piacere particolarmente: in agosto la maggior quantità di contatti, oltre 1300, è venuta dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico S. Orsola-Malpighi.

Dichiarazione di potenziale conflitto d’interesse: Assieme ad alcuni altri docenti del corso di EBM dell’Ausl di Bologna, sono coautore del glossario statistico-epidemiologico dell’edizione italiana di Clinical Evidence. Per questa attività non ho ricevuto e non ricevo alcun compenso economico.

Per leggere la bibliografia citata nel Post clicca sui link:

1) Lorenzo Moja, Ivan Moschetti, Alessandro Liberati, Roberto Manfrini, Christian Deligant, Roberto Satolli, Antonio Addis, Nello Martini, and Pietro Dri. Using Clinical Evidence in a National Continuing Medical Education Program in Italy. PLoS Med. 2007 May; 4(5): e113.

http://www.pubmedcentral.nih.gov/articlerender.fcgi?tool=pubmed&pubmedid=17518512