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Post 112 – Ah, quei poveri articoli respinti…
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 10/07/2012 alle 11:33:51, in Post, cliccato 2004 volte)

Martedì 10 luglio 2012.

Sono un milione circa di articoli che si pubblicano ogni anno su oltre 25.000 riviste di area biomedica, e 650.000 circa sono censiti da Medline che li mette nella sua banca dati . Ma dietro a queste cifre già da capogiro ci sono tantissimi altri articoli di area biomedica che vagano alla ricerca di uno sbocco dopo essere stati respinti una o più volte. Tanto che una volta Richard Smith, quando era ancora direttore del BMJ mi disse che si sarebbe dovuto inventare un fantomatico Journal of Previously Rejected Articles dove tutti questi figli derelitti avrebbero potuto trovare asilo. Ovviamente era una nota ironica e polemica, dal momento che nella stragrande maggioranza dei casi questi figli respinti meriterebbero invece proprio di andare perduti. Diversi studi hanno provato a capire dove vanno a finire tutti gli articoli respinti dalle riviste mediche.

Uno dei primi era stato pubblicato nel 2001 sull’ American Journal of Medicine e si era chiesto dove fossero andati a finire 350 manoscritti che erano stati respinti dal processo della peer-review degli Annals of Internal Medicine tra il 1993 e il 1994. Si era così scoperto che dopo quasi due anni ben 240 di quegli articoli erano riusciti a vedere la luce in riviste di settore, specialistiche, quasi sempre dotate di un Impact Factor minore rispetto agli Annals of Internal Medicine. In altre parole, circa il 70 per cento degli articoli che non avevano superato la peer-review dei revisori degli Annals, erano riusciti comunque a infilarsi nella letteratura medica. Può darsi che una parte di questi articoli scientifici semplicemente non fosse adatta a una rivista generalista come gli Annals, e che fossero invece adatti a una rivista specialistica, ma in molti casi è possibile invece che articoli di qualità molto traballante e di nessuna utilità scientifica siano semplicemente stati “passati” dai revisori delle riviste specialistiche. Due pesi due misure.

Successivamente, ci sono stati diversi altri studi sul destino degli articoli respinti dalle riviste mediche. Uno degli ultimi è stato pubblicato sulla rivista Indian Pediatrics, ed è intitolato Fate of articles rejected by Indian Pediatrics. Si tratta di una rivista di scarsa rilevanza internazionale, ma, anche in questo caso, ben il 18 per cento degli articoli respinti risultano alla fine pubblicati in 33 altre riviste, delle quali oltre il 70 per cento avevano un Impact Factor inferiore a quello di Indian Pediatrics.

Il sistema generale delle pubblicazioni in Medicina rientra nel più generale sistema notoriamente perverso del publish or perish. E’ un sistema talmente assurdo se osservato dal punto di vista di quella che dovrebbe essere la finalità della pubblicazione scientifica – l’avanzamento delle conoscenze – che non vale qui neanche la pena di sprecare ulteriori parole di condanna. Ma la questione può essere osservata da un originale punto di vista, per esempio da quello di uno psicoanalista, che è certamente il professionista più adatto a mettersi nei panni di chi ha scritto un articolo scientifico, che in genere è frutto di fatica intellettuale e organizzativa, ed è anche un oggetto narcisisticamente investito (tanto per cominciare a usare la terminologia psicoanalitica) ed è quindi giustamente contrariato dal vederselo respinto. Ha qualcosa di naturale la reazione che porta il ricercatore a provare in tutti i modi di piazzare da qualche parte quel povero articolo respinto.

Ecco come vede la cosa Walter Bruno, psicoanalista della Società italiana di psicoanalisi, che è stato stimolato dal Blog Scire a una riflessione dai dati sugli articoli scientifici respinti: "Il destino di un articolo respinto ha, dal punto di vista psicologico, forti analogie con quello dei figli respinti. L’”essere respinto” ha due tipi di conseguenze che macroscopicamente, sembrano uguali, ma che, guardando da vicino, presentano importanti differenze. Ci si trova a che fare, in ambedue i casi, con un vuoto, o, se si vuole, con un vissuto depressivo. In un caso, però, il vuoto può essere colmato (alcuni figli, come gli articoli, sembrano trarre una forza dal rifiuto, e finiscono per trovare la loro strada, come Steve Jobs, per citare un esempio estremo di figlio respinto, e come Einstein che si vide molte volte respinti i suoi articoli). Nell’altro caso, invece, il rifiuto assume la connotazione di un buco nero, che, come insegna la fisica, non è una struttura inerte. Il buco nero attrae e fagocita tutto ciò che vi si avvicina. E’ un buco che non si colma mai. L’osservazione da vicino conferma quella da lontano, ci sono, cioè, due strade, una che porta al publish (un vuoto colmabile) e l’altra, il restante 30 per cento, al perish (il buco nero). E’ in situazioni del genere, cioè quando si è in apprensione per questi due possibili destini, che i pazienti in analisi riportano il classico sogno di esame.

"Come è noto, Freud, nella sua opera L'interpretazione dei Sogni, dedicò due paginette al sogno d'esame. Aveva fatto sua l'osservazione di un esperto collega secondo il quale solo quelli che avevano realmente passato l'esame di maturità facevano quel sogno. 'L'angoscioso sogno d'esame, che si presenta quando per il giorno dopo ci attendiamo un compito di responsabilità e la possibilità di fare brutta figura, avrebbe scelto nel passato un'occasione in cui la grave angoscia si dimostrò ingiustificata e venne contraddetta dal risultato.' In questo senso il sogno ha una funzione rassicurante. Molti altri psicoanalisti hanno ripreso questo sogno segnalando altri potenziali significati.

"Personalmente, sono fra coloro che, oltre alla rassicurazione, trovano in quell’angoscia la spinta a non perdersi d’animo, cioè il primo passaggio per una sana risposta. C’è, nell’inviare un articolo, il desiderio di sottoporsi all’esame, non di evitarlo, di mettersi alla prova, nel tentativo di integrare il conflitto tra il narcisismo iniziale (voglio essere amato per quello che sono) e quello più adattativo (voglio essere amato per quello che faccio). Dal momento che questo equilibrio non è mai stabilmente raggiunto, quando un articolo viene respinto, ci si trova esposti a una frustrazione, a un dolore che viene percepito come un vuoto. Da qui possono prendere avvio manovre per una sua ricollocazione, se il vuoto era del tipo colmabile, o alla tentazione di farlo scomparire, se, invece, il vuoto era un buco nero. La frustrazione richiede, comunque, un lavoro difensivo, gli antigeni stimolano le difese. Fuori dalla metafora, nel nostro ambito, queste difese hanno a che fare con l’elaborazione del lutto e, rappresentano, un’opportunità per colmare le inevitabili lacune della maturazione. E’ a questo punto che i suggerimenti dati dai revisori che hanno respinto un articolo hanno più probabilità di successo se l'elemento esterno (i suggerimenti di carattere pragamatico) si integra con l’elemento interno (il lavoro del lutto che ciascuno, con la propria specificità, deve svolgere). In questo senso è proprio vero che gli esami non finiscono mai, ma anche, che possono, paradossalmente, non iniziare mai".

Per chi fosse interessato a tentare pragmaticamente di ridurre il rischio di vedersi respingere i propri articoli scientifici, con le conseguenti ripercussioni psicologiche, consiglio la lettura del il libro Diciamolo chiaramente di Paola de Castro, Silvana Guida e Bianca Maria Sagone, Il Pensiero Scientifico editore, o dell’articolo di S. Dogra Why your manuscript was rejected and how to prevent it? pubblicato sull' Indian Journal of  Dermatology,  Venereology and  Leprology nel  2011.  Ecco in sintesi i consigli estratti di quest’ultimo articolo:

  • Segui sempre le istruzioni per gli autori della rivista alla quale stai per inviare l’articolo
  • Controlla che nel tuo testo non ci siano errori di battuta e di grammatica prima di inviarlo
  • Non inviare nuovamente un manoscritto senza aver fatto le principali correzioni che ti è stato consigliato di fare dall’editor di un’altra rivista che ha già respinto il tuo articolo
  • Fai emergere una chiara ipotesi dal tuo studio
  • L’articolo dovrebbe essere focalizzato su un argomento e la discussione dovrebbe essere rilevante
  • Non plagiare altri autori o te stesso e non omettere voci bibliografiche pertinenti
  • Il tuo manoscritto dovrebbe aggiungere nuove informazioni alla conoscenza esistente in un dato campo
  • Rendi sempre espliciti i tuoi conflitti di interesse e le tue fonti di finanziamento, se esistono.