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Scire – Post 95: Glu glu glu glu glu, aahhhhh!
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 14/07/2011 alle 08:59:50, in Post, cliccato 3417 volte)

Giovedì 14 luglio 2011

Con il caldo di questi giorni, tutti ci ricordano che bisogna bere molta acqua. Perfino il BMJ pubblica la pubblicità di una organizzazione chiamata Hydration for Health  che sottolinea l’importanza di bere acqua per la nostra salute. Ma qualcosa non torna, tanto che Fiona Godlee, editor del BMJ, deve correre ai ripari con un editoriale nel quale dichiara che quella pubblicità è scappata tra le maglie della rete della propria redazione. Redazione che, secondo linee guida interne alla rivista, dovrebbe controllare la veridicità e l’affidabilità, non solo degli articoli scientifici, ma anche delle pubblicità che vengono pubblicate. Infatti in quella pubblicità che invita a bere più acqua, Hydration for Health fa affermazioni che non hanno sufficienti prove provenienti dalla ricerca. E poi, guarda caso, è sponsorizzata dalla Danone, che produce bottiglie di acqua minerale sotto diversi marchi.

Della questione si occupa Margaret Mc Cartney, medico di base di Glasgow e collaboratrice del BMJ, in un articolo nel quale mette a nudo la mancanza di prove del beneficio di bere acqua oltre il normale soddisfacimento della sete. Dunque bisogna o no bere almeno un litro e mezzo o due di acqua al giorno, come viene da più parti raccomandato, e come spesso gli stessi medici forse un po’ acriticamente consigliano? Ci sono o no prove provenienti dalla ricerca che indicano davvero l’utilità di questa abitudine?

No, non ci sono, secondo l’analisi effettuata da Margaret Mc Cartney e pubblicata sul BMJ. Non ci sono prove sufficienti che questa abitudine sia benefica per la salute, anche se certamente è benefica per i produttori di acque minerali, considerata anche la scarsa affezione che le persone (e soprattutto gli italiani) mostrano per la generosa, abbondante e sicura acqua del rubinetto. A sostegno della sua posizione, la dottoressa Mc Cartney cita due studi, uno pubblicato nel 2002 sull’ American Journal of Physiology, l’altro pubblicato nel 2008 sul Journal of the american society of nephrology, i quali giungono entrambi alla conclusione che non vi è alcuna prova dell’esistenza di un beneficio per la salute legato all’assunzione di aumentata quantità di acqua. Poi però fa anche un’analisi delle prove a favore di questa abitudine, analizzando gli studi citati da Hydration for Health. Si tratta di due articoli rispettivamente pubblicati su Clinical nutrition e sul Journal of gerontological nursing, che vengono smontati, dal momento che si tratta in un caso di un articolo di discussione e non di ricerca (che tra l’altro come fonte cita, invece di ricerche primarie, una linea guida del governo italiano), nell’altro di uno studio retrospettivo che non fa distinzioni fra cause primarie di disidratazione e cause iatrogene (ad esempio l’uso di diuretici). Anche il legame tra mancata idratazione e insorgenza di stroke o di calcoli è messa in dubbio, dal momento che non ha alle spalle prove di buona qualità.

La dottoressa Mc Cartney va avanti nel suo articolo smontando un po’ alla volta tutti i miti sui supposti benefici di un aumentato consumo di acqua, sia per i bambini, sia per gli adulti o gli anziani. Ricorda pure, come peraltro fa anche Fiona Godlee nel suo editoriale, che molte bottiglie d’acqua vogliono dire molto inquinamento da plastica, considerato il basso livello di riciclo raggiunto da questo materiale. L’unico vantaggio del bere acqua sul quale sembrano essere tutti d’accordo si ha quando la si preferisce alle bevande zuccherate. Questa sì sarebbe una scelta civile verso la quale indirizzare le popolazioni. Nei paesi sviluppati, ma anche e soprattutto nei paesi in via di sviluppo, che sono ormai diventati un enorme e appetibile mercato per le multinazionali. Come può constatare chiunque in questi anni sia stato in Africa, o in centro o sud America, lì una bottiglietta d’acqua costa più di una bottiglietta di bevande zuccherate, che favoriscono obesità e malattie metaboliche. E lì, spesso, proprio non possono scegliere, perché in molti casi non hanno neppure l’acqua del rubinetto.