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Scire – Post 93: Una telefonata accorcia la vita?
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 10/06/2011 alle 08:43:39, in Post, cliccato 1018 volte)

Venerdì 10 giugno 2011

Dunque il cellulare fa venire il cancro. O almeno pare. Lo dice l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Quando ho sentito la notizia al telegiornale della sera, ho avuto la sensazione che qualcosa non tornasse. Infatti la notizia è stata data verso la metà del telegiornale, un bel po’ dopo altre notizie minori. Quindi c’era una discrepanza poco chiara. Se davvero fosse stato accertato, come diceva lo speaker, che esiste una diretta relazione tra l’uso del cellulare e il cancro, la notizia avrebbe dovuto fare il botto, aprire i titoli di testa. Ma come spesso accade per notizie che riguardano la Medicina, ci si crede e non ci si crede, a partire dagli stessi giornalisti. Si sa com’è in Medicina, si scopre questo, si scopre quello, si danno notizie, ma in molti casi è un po’ come se tutti sapessero che tanto non è realmente vero. Anche perché, molto spesso, le “scoperte” della Medicina hanno un valore probabilistico e transitorio e anche una ricaduta di entità molto variabile sulla vita reale. E i giornalisti questo lo hanno imparato, così usano le “scoperte” per fare notizia, ma sotto sotto, ad esempio in questo caso, sanno che possono più o meno tranquillamente continuare a telefonare.

Facendo il cammino a ritroso dalla notizia alle sue fonti, si risale a un comunicato stampa dell’OMS,  nel quale si afferma che dal 24 al 31 marzo un gruppo di lavoro composto da 31 scienziati si è riunito a Lione, in Francia, per valutare il potenziale rischio cancerogeno dovuto ai campi elettromagnetici di radiofrequenza. L’esito di questo lavoro sarà pubblicato in una delle Monografie dell’OMS, esattamente il volume 102, che al momento in cui scrivo non mi risulta sia ancora uscita.

Nel comunicato stampa si spiega però che il gruppo di scienziati non ha lavorato su opinioni personali, ma che ha realizzato una valutazione della letteratura disponibile sull’argomento in tre diverse aree: -l’esposizione occupazionale al radar e alle microonde -l’esposizione ambientale associata alla trasmissione dei segnali radio, televisione e telecomunicazioni senza fili -l’esposizione personale associata all’uso dei telefoni senza fili

Naturalmente ci aspettiamo di trovare nella monografia tutto il dettaglio del tipo di studi che sono stati presi in esame. Sappiamo già però più o meno come funzionano queste cose. Per farsi un’idea, basta andare a vedere la monografia dedicata al rischio cancerogeno connesso al consumo dell’alcool  dove per ogni singola forma neoplastica si dice che tipo di studi hanno portato alla conclusione che l’alcool può avere un’azione cancerogena. Ad esempio, si dice che per il cancro dell’esofago “più di 50 studi prospettici e studi caso-controllo provenienti da molte regioni del mondo hanno trovato una costante associazione tra il rischio di cancro dell’esofago (carcinoma squamocellulare) e il consumo di bevande alcoliche. Il rischio aumenta all’aumentare della quantità di bevande alcoliche consumate e, in rapporto con i non bevitori, il consumo regolare di circa 50 grammi di alcool al giorno è associato con un rischio aumentato approssimativamente due volte”. Il dato dunque è molto preciso, e forse altrettanto preciso potrà essere quello riguardante telefonini e reti senza fili.

Per ora, quello che si può dire è che gli esperti dell’OMS hanno inserito i campi elettromagnetici di radiofrequenza nel gruppo 2b, classificato come “possibile effetto cancerogeno negli esseri umani” un gruppo che contiene una lunga lista di 266 agenti con i quali conviviamo costantemente, come i detergenti per la pulizia a secco, alcuni virus molto diffusi, gli scarichi dei motori diesel, diversi farmaci e perfino il caffé per quanto riguarda il cancro alla vescica. Gli altri gruppi sono il gruppo 1 (effetto cancerogeno negli esseri umani), il gruppo 2A (probabile effetto cancerogeno negli umani), il gruppo 3 (non classificabile come cancerogeno per gli esseri umani) e il gruppo 4 (probabilmente non cancerogeno per gli esseri umani).

Non è comunque mia intenzione minimizzare i possibili rischi, e credo che da adesso tutti dovremo porre più cautela nell’uso di questi strumenti entrati prepotentemente nelle nostre vite, anche se quando di parla di rischio cancerogeno si parla sempre di un rischio probabilistico, non di una certezza. Come d’altra parte è per l’alcool, che non è sparito dalle nostre abitudini sociali, nonostante l’accertato rischio cancerogeno. Però aspettiamo anche di vedere esattamente qual è la qualità e la quantità degli studi primari che hanno portato alla conclusione che l’uso del cellulare potrebbe facilitare l’insorgenza di tumori cerebrali, in particolare di gliomi e del neurinoma dell’acustico. Questo è l’elemento veramente importante per chi vuole capire quanto sia forte e affidabile il legame causale che è stato rilevato, anche se sono studi già valutati dagli esperti dell’OMS. Intanto però si può dire che è veramente un brutto vizio quello di anteporre la notizia per i media alla pubblicazione del dato scientifico, e anche l’OMS ci casca. In tal modo diventa molto più difficile approfondire la notizia stessa e valutarne la solidità scientifica. Ma intanto i media galoppano, gli esperti commentano, le persone si fanno le loro convinzioni e prendono le eventuali contromisure, almeno nell’immediato.

Staremo a vedere anche quali saranno le risposte delle aziende produttrici di telefonini e dei provider di collegamenti. Tenteranno di minimizzare i rischi e di nascondere dati, come è già successo per il tabacco?