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Scire – Post 81: L’elettroshock che aumenta le abilità matematiche
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 23/11/2010 alle 09:38:12, in Post, cliccato 1347 volte)

Martedì 23 novembre 2010

E’ veramente un esempio perfetto di come la ricerca medico scientifica e i media possano darsi la mano pur perseguendo finalità diverse e, vedremo, forse divergenti: in un mondo ideale la ricerca dovrebbe puntare a fare scoperte che possano tradursi in un miglioramento dello stato di salute e benessere della popolazione; i media dovrebbero riferire informazioni provenienti dalla ricerca che siano nuove, importanti e possibilmente vere. Questo esempio parte da uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology e intitolato Modulating Neuronal Activity Produces Specific and Long-Lasting Changes in Numerical Competence. Il titolo è abbastanza ostico non lascerebbe pensare a possibili utilizzi per raccontare una bella storia sui media. L’articolo presenta i risultati di una sperimentazione effettuata da alcuni ricercatori inglesi guidati da Roi Cohen Kadosh dell’University of Oxford, su 15 volontari sani, studenti ventenni, ai quali è stato chiesto di risolvere alcuni test matematici prima e dopo essere stati sottoposti alla stimolazione dell’area cerebrale parietale attraverso l’applicazione di una debole e appena percettibile corrente elettrica, erogata a due gruppi in due diversi modi, ma sempre nelle zone parietali. Un terzo gruppo, di controllo, ha ricevuto una corrente elettrica finta (braccio cosiddetto sham) che dava però la stessa sensazione di quella vera. I gruppi dovevano essere molto piccoli, visto che si trattava di 15 persone in tutto. Alla fine è emerso che i volontari ai quali era stata somministrata la corrente elettrica a partire dal lobo parietale destro a quello sinistro, e solo loro, avevano mostrato un incremento nelle capacità di risolvere i test matematici. A sei mesi di distanza, sottoposti di nuovo al test, quegli stessi volontari mostravano ancora lo stesso miglioramento.

Fin qui la ricerca, pubblicata su una rivista scientifica. Qualche giornalista dall’occhio lungo deve aver notato la potenzialità di questa ricerca sperimentale nel costruire una storia buona per i media. Gli elementi c’erano tutti: il sogno di poter manipolare la mente -specialmente per quanto riguarda le abilità matematiche, notoriamente spina nel fianco di molte persone - la “scarica elettrica” al cervello che evoca l’elettroshock (da sempre argomento che appassiona i media e la fantasia delle persone), la possibilità di affiancare a questa notizia immagini un po’ fantascientifiche, e così via. Il risultato è che nel giro di pochi giorni i media si sono tuffati a pesce su questa notizia. Dalla BBC al Guardian, ABCnews, Daily news, The Voice of America e tanti altri media tradizionali e Internet, come è possibile vedere nella pagina Cell Press in the news  nella quale l’editore di Current Biology, il gigante dell’editoria scientifica Elsevier, riporta accuratamente tutte le uscite sui media “ottenute” dagli articoli scientifici pubblicati sulle sue riviste.

Nulla di male in tutto questo. Una riflessione, però, va fatta. Torniamo alla missione della ricerca scientifica e alla missione dei media. Dicevo all’inizio che “la ricerca dovrebbe puntare a fare scoperte che possano tradursi in un miglioramento dello stato di salute e benessere della popolazione; i media dovrebbero riferire informazioni provenienti dalla ricerca che siano nuove, importanti e possibilmente vere”. In questo caso, il rilievo dato dai media alla notizia deriva essenzialmente dal fatto che è buona per raccontare una bella storia (tipo: “l’elettroshock che aumenta le abilità matematiche”) e pubblicare un’immagine fantascientifica, che con l’esperimento non c’entra niente, come ha fatto immancabilmente, ad esempio, il Guardian . Da un punto di vista strettamente scientifico, però, la notizia non dovrebbe aver avuto tutto questo rilievo. Anzi, secondo Carl Haneghan, direttore del Centre for Evidence Based Medicine di Oxford, coautore del blog Trust the evidence! che ha dedicato a questa ricerca e al suo rilancio da parte della BBC una dura critica, si tratterebbe addirittura di un esempio lampante di ricerca di cattiva qualità, essendo basata su gruppi di numerosità talmente bassa da non essere credibile.

Fatto sta che questa ricerca è invece molto adatta per raccontare una bella storia, e allora i media non se la fanno scappare. A questo punto ci si dovrebbe chiedere: ma la gente che ne pensa? Chi legge l’articolo sul giornale crede che veramente sia possibile o un giorno sarà possibile manipolare le abilità matematiche applicando corrente elettrica alla testa? Probabilmente no, o comunque è quel tipo di notizia di cui dopo qualche giorno non ricorderà nulla. Però, molto probabilmente, mentre la leggeva gli è piaciuta. Così è. Le persone vogliono leggere e ascoltare belle storie, i media sono pronti a fornirle, e sempre più le riviste medico scientifiche vogliono vedere riportate sui media le loro ricerche. Intanto, però, notizie veramente importanti per la salute dei cittadini, aspetti critici della Medicina contemporanea legati a temi come i conflitti d’interesse o l’Evidence Based Medicine, che possono essere meno adatti a raccontare belle storie, rischiano di faticare non poco ad arrivare sulle pagine dei giornali o nei siti web dei grandi media.

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