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Scire – Post 77: Editoria scientifica istantanea
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 29/09/2010 alle 07:49:48, in Post, cliccato 9330 volte)

E' un nuovo editore on line di area medica e scientifica e si  chiama WebmedCentral. In questi giorni sta scrivendo ai ricercatori di tutto il mondo una mail intitolata Guaranteed publication using 'post publication peer review', con la quale invita a visitare il proprio sito. Vorrei fare una riflessione su questo nuovo editore, costituito da un gruppo di medici ed esperti di management, che sembra basarsi su alcuni encomiabili principi dell’open access, la filosofia editoriale secondo la quale i contenuti della ricerca appartengono alla comunità scientifica e non agli editori. Ad esempio, pubblicando con questo editore, i diritti sull’articolo pubblicato restano agli autori e, soprattutto, chi legge non deve pagare, come avviene invece per la maggior parte delle classiche riviste mediche. Sicuramente un principio giusto, anche se non sempre facilmente realizzabile, considerato che in questo caso non pagano neanche gli autori degli studi che vengono pubblicati. I risultati della ricerca medica, dice la filosofia dell’open access, sono un patrimonio che deve essere messo a disposizione di tutti gli operatori sanitari e anche, perché no, di tutti i cittadini. Fin qui niente di particolarmente diverso da quello che fa BioMedCentral  un editore on line ormai molto ben avviato, o PLoS  che si propone come un sistema di pubblicazione che appartiene alla stessa comunità dei ricercatori.

Ora però WebmedCentral offre qualcosa di più. La novità è che il processo di peer-review, il famoso e per certi versi discusso percorso di revisione tra pari della qualità dell’articolo proposto per la pubblicazione, avviene non prima che l’articolo venga pubblicato, ma dopo. In tal modo i tempi di pubblicazione, spesso troppo lunghi e quindi mal sopportati dai ricercatori, si accorciano quasi fino a sparire. WebmedCentral offre a tutti la pubblicazione, sentite sentite, entro 48 ore dall’invio dell’articolo. Praticamente il sogno di tutti i ricercatori. Poi, una volta pubblicato, l’articolo viene sottoposto a una peer-review aperta. Tutto trasparente e leggibile da tutti. Non solo i revisori dell’articolo si firmano con nome e cognome, ma la loro revisione può essere letta sia dagli autori, sia dai lettori dell’articolo. Di nuovo, fin qui non sembrerebbe male.

Andando a leggere i criteri con i quali viene realizzata la peer-review, cominciano però i dubbi. La cosa funziona così, che l’autore stesso indica i nomi dei revisori del suo articolo, che saranno poi contattati da WebmedCentral per chiedere loro di effettuare la revisione. Non si può ovviamente fare a meno di pensare male, ossia che l’autore dell’articolo potrebbe indicare come revisori tre suoi compari, per essere certo che tutto filerà liscio. Devono averlo pensato anche quelli di WebmedCentral, e infatti scoraggiano gli autori a scegliere i loro revisori in maniera selettiva (We discourage authors from choosing their reviewers selectively). Il termine è un po’ generico, ma il senso sembra abbastanza chiaro. E comunque WebmedCentral si riserva la possibilità di invitare autonomamente altri revisori. Bisognerà capire nel tempo come procederà la cosa.

Per ora la realtà è però che gli articoli pubblicati non sembrano avere delle vere e proprie revisioni (con esame dettagliato della ricerca, segnalazioni di possibili aree critiche, proposte di modifica, etc – che fanno parte normalmente della revisione degli articoli scientifici), ma solo una o due frasi abbastanza generiche che indicano l’accettabilità del lavoro. Io ne ho guardate diverse, le revisioni sono tutte fatti così. Ognuno comunque, può fare la sua prova e leggere le revisioni che sono on line. Il rischio che intravedo, in questo modo di procedere, è che di fatto risulti abolito non solo il filtro alla pubblicazione in base alla qualità dell’articolo, ma anche il processo di miglioramento dell’articolo stesso che è parte integrante della peer-review. Naturalmente bisognerà giudicare meglio nel tempo, visto che per ora sono stati pubblicati pochi articoli. E poi bisognerà capire se arriveranno anche le revisioni “spontanee” che sono invitati a fare i comuni lettori.

Per essere un sito che mette tra le sue aspirazioni quella di incrementare la trasparenza, mi sembra poi che WebmedCentral non dia sufficiente rilievo al potenziale conflitto d’interesse di autori e revisori. L’elenco dei revisori non fa cenno dei loro potenziali conflitti d’interesse, come ormai è invece costantemente richiesto da tutte le riviste più importanti. Né il conflitto di interesse risulta dichiarato dagli autori, anche questa una pratica ormai largamente diffusa. Sempre sul capitolo trasparenza, infine, un altro punto debole. Non è chiaro chi paga. WebmedCentral si dichiara completamente estraneo a case farmaceutiche, a editori tradizionali e a qualunque industria. Io però non ho trovato nessun riferimento a quali siano le fonti di finanziamento di questo sito, né, peraltro, mi è sembrato di vedere alcun tipo di pubblicità. Come si regge tutta l’operazione? E’ un elemento indispensabile per poterne valutare la reale indipendenza scientifica.

Infine, un commento sul nome scelto: WebmedCentral. Quel “medCentral” richiama inevitabilmente alla mente PubMed Central  il sito dell’archivio digitale free della letteratura medico-scientifica internazionale della National Library of Medicine. Una scelta che forse approfitta un po’ troppo disinvoltamente dell’autorevolezza di PubMedCentral, e che rischia di creare qualche confusione nelle persone meno attente.