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Scire – Post 69: Click, medico di famiglia
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 11/05/2010 alle 08:57:56, in Post, cliccato 3016 volte)

Martedì 11 maggio 2010

C’è la possibilità di dare un’occhiata a come sarà la medicina di famiglia del futuro, quando i pazienti saranno collegati tramite Internet agli ambulatori dei loro medici, e potranno, ad esempio, il giorno stesso della visita, registrarsi on line sull’agenda del medico, dando nel frattempo anche un’occhiata alla propria cartella clinica (sempre on line), per controllare i risultati delle ultime analisi cliniche che avevano fatto. Quando arriveranno poi in sala d’aspetto, invece di sfogliare le solite riviste di pettegolezzi, potranno accedere a una sorta di chiosco educativo telematico nel quale, facendo il login con la propria password, troveranno informazioni aggiornate sulle patologie di cui soffrono e sui farmaci che stanno assumendo.

Questo quadretto abbastanza futurista è offerto dalla rivista Canadian Family Physician che, nel numero di aprile, riporta i risultati di una previsione  realizzata da 15 dei 17 Dipartimenti o Programmi universitari di Medicina di famiglia, accompagnandoli con un editoriale scritto da Cathy MacLean, Presidente del College of Family Physicians canadese. Ma i cambiamenti previsti non riguardano solo gli aspetti tecnologici del rapporto tra il medico di famiglia e i suoi pazienti. Infatti, in questo rapporto si inserirà in maniera sempre più evidente la figura dell’infermiere che sbrigherà buona parte delle incombenze correnti della visita, e magari anche quella del farmacista, che coglierà l’occasione della visita per revisionare i trattamenti assunti dal paziente, valutando ad esempio il livello di aderenza a quanto prescritto e anche gli eventuali motivi di mancata aderenza. Naturalmente, tutto questo avverrà non nell’ambulatorio di un singolo medico, ma in un ambulatorio nel quale lavoreranno in maniera associata più medici di famiglia, che verranno a configurare un vero e proprio servizio sanitario basilare. Poi si arriva finalmente alla visita vera e propria, che a questo punto può concentrarsi meglio su eventuali aspetti clinici emergenti e importanti.

Può anche darsi che il paziente sia stato intanto inserito in specifici progetti di ricerca che diventeranno sempre più frequenti nella medicina di famiglia, e magari in ambulatorio, durante la vista, saranno presenti altri medici in formazione. E quando arriva il momento di un’eventuale visita specialistica, il più delle volte sarà lo specialista stesso che lascerà altre strutture del Servizio Sanitario Nazionale e si recherà nell’ambulatorio, dove visiterà i pazienti di tutti i medici di quel nucleo che ne avranno bisogno. Il medico di famiglia manterrà una visione ampia e costantemente aggiornata dei problemi di salute dei suoi pazienti e alla fine sarà sempre il professionista che, assieme al paziente, effettuerà le scelte finali, prenderà le decisioni più difficili. E una volta a casa, se il paziente avrà ancora dei dubbi o dei ripensamenti, potrà inviare una mail al suo medico per riprendere la discussione, senza doverlo necessariamente cercare al telefono.

Difficile dire se si tratti di un’utopia o di una realtà che sta dietro l’angolo. Certamente alcuni di questi obiettivi si stanno già raggiungendo, altri sono un po’ più distanti. Sono convinto che sarebbe di sicuro positivo il miglioramento di accessibilità che ne deriverebbe per i paziente, e forse in tal modo la medicina di famiglia potrebbe meglio esprimere le sue grandi potenzialità di servizio fondamentale della sanità contemporanea, e anche recuperare terreno perso qui e là. Cathy MacLean sottolinea però che per andare verso questo traguardo sarà necessario iniziare fin d’ora a formare i nuovi medici, che dovranno essere in grado di utilizzare senza sforzo le tecnologie informatiche, sia per restare in contatto con i loro pazienti e per gestire cartelle cliniche on line, sia per andare a cercare le informazioni più aggiornate provenienti dalla ricerca, sapendo anche quali poter poi utilizzare nella pratica clinica. Ma dovranno anche aver sviluppato nuove abilità relazionali da mettere ad esempio al servizio delle persone socialmente svantaggiate che nella medicina di famiglia cercheranno sempre più forme complesse di aiuto e sostegno. Nello stesso tempo, chi ha responsabilità organizzative nella sanità dovrà predisporre il terreno per queste importanti trasformazioni, puntando alla valorizzazione del ruolo del medico di famiglia.

Sempre che sia questa anche la visione della medicina di famiglia di domani che abbiamo in Italia. E poi, c’è il rischio che si tratti di una trasformazione che mette a repentaglio la figura del "buon vecchio medico di famiglia”? Potrebbe rafforzare, o indurre a tradire, quelli che sono stati definiti i quattro principi fondamentali della medicina di famiglia  e che descrivono molto bene la complessità, pressoché inarrivabile di questa disciplina? Una complessità, bisogna ammettere, forse troppo spesso dimenticata.