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Letteratura medica per la pratica clinica
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Scire – Post 65: Medici e infermieri a caccia di informazioni
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 15/03/2010 alle 18:26:23, in Post)

Martedì 16 marzo 2010

Medici e infermieri cercano informazioni per la loro professione con modalità molto specifiche, strettamente finalizzate all'interazione con i pazienti. Vanno quindi a caccia il più possibile di indicazioni precise per la pratica clinica. Questo tipo di approccio è decisamente distante dai modelli di ricerca di informazioni di tipo accademico, o comunque da quelli che sono caratteristici di chi fa ricerca. Peccato che tutto il sistema dell’informazione medico-scientifica ruoti invece ancora molto attorno a queste due modelli, risultando così di scarsa utilità per l’operatore sanitario pratico. Sono questi i risultati principali di una ricerca effettuata da una studiosa inglese, Paula Younger, che li ha pubblicati sulla rivista Health Information and Libraries Journal, in un articolo intitolato Internet-based information-seeking behaviour amongst doctors and nurses: a short review of the literature. Si tratta di una revisione di letteratura che ha preso in esame 23 revisioni precedenti, realizzate in vari paesi americani ed europei, tra i quali però non c’è l’Italia.

Pochi sono gli studi che avevano precedentemente messo a confronto il comportamento di ricerca di informazioni di medici e infermieri, un fenomeno che si è modificato radicalmente negli ultimi anni soprattutto per il grande sviluppo della disponibilità di informazioni on-line, che a sua volta ha reso possibile la nascita stessa dell’Evidence Based Medicine (EBM).

Per quanto riguarda in particolare gli infermieri, gli aspetti principali che emergono da questa revisione sono che anche loro, come i medici, per ottenere informazioni che considerano mancanti, si rivolgono soprattutto ai colleghi. Il loro utilizzo delle fonti on line è elevato durante gli anni di studio, per poi scendere drasticamente negli anni successivi, anche per la scarsa confidenza con i database specifici della professione. Inoltre, va considerato che solo circa la metà degli infermieri dichiara di avere accesso a un computer connesso alla rete, senza contare il grande problema rappresentato dal poco tempo a disposizione da dedicare a questa attività. Infine, emerge il problema della scarsa fiducia nelle proprie capacità di valutare criticamente la letteratura scientifica e di filtrarla prima di poterla prendere in considerazione per la propria pratica clinica.

Per quanto riguarda i medici, come ormai diverse ricerche hanno dimostrato, anche loro dipendono soprattutto dai colleghi quando vanno alla ricerca di qualcosa che ritengono di non sapere. Ci si fida del collega conosciuto più che della letteratura. Molti medici, infatti, fino al 70 per cento, sentono di non avere sufficiente confidenza con i database di informazioni, un dato particolarmente marcato tra i medici di medicina generale. Nonostante una certa loro “staticità” i libri continuano a rappresentare ancora un punto di riferimento. Anche i medici, comunque, quando cercano informazioni, vorrebbero trovare indicazioni il più possibile precise per la propria pratica clinica.

Dai risultati di questo studio appare evidente che sebbene da qualche parte, là nella rete, le informazioni affidabili e di qualità ci siano, non sono molti quelli in grado di recuperarle al momento in cui servono, il che ci rimanda al tema del post precedente del Blog Scire. E forse, questo fenomeno aiuta anche a capire come mai nella pratica clinica siano molto diffusi comportamenti difformi da quelli che sarebbero dettati dalle evidenze disponibili. Per l’Italia esiste poi il problema aggiuntivo della lingua inglese, che per molti continua a rappresentare un ostacolo non da poco alla consultazione di riviste e banche dati internazionali.

Intanto, purtroppo, la più autorevole fonte di informazione evidence based in lingua italiana, Clinical Evidence, sembra essere ferma. L’ultima edizione, la numero 6, è del 2008. La versione inglese intanto è andata molto avanti e certamente ci sarebbe bisogno di un investimento che rilanciasse questo importante strumento. Speriamo che l’Agenzia Italiana del farmaco (AIFA), che insieme al Centro Cochrane Italiano e all’editore Zadig l'aveva realizzato, prenda presto provvedimenti in tal senso.

 Dichiarazione di potenziale conflitto d’interesse: Dichiaro di far parte del gruppo di esperti che ha collaborato alla stesura del Glossario metodologico della versione italiana di Clinical Evidence. Tale prestazione è sempre stata svolta a titolo gratuito.

 
 
 
# 1
Per quanto riguarda gli infermieri, e il loro accesso a un computer collegato alla rete, la realtà italiana per una volta potrebbe essere migliore. Al programma di formazione a distanza ECCE hanno partecipato attivamente 109 mila infermieri.
di  Roberto Satolli  (inviato il 16/03/2010 alle 10:43:41)
# 2
Spero tanto che il Progetto Ecce riprenda vigore; nella mia professione d'infermiera lo trovavo utile per la mia formazione.
di  Rita Gambelunghe, Azienda Ospedaliera di Perugia  (inviato il 17/03/2010 alle 05:36:24)
# 3
"La costituzione di una rete è un’opportunità di sviluppo professionale (…), fonte di garanzia per il governo dei processi di miglioramento continuo, e arricchisce il patrimonio del know-how aziendale".
Questo è uno stralcio da: “Le reti a sostegno dei processi di sviluppo e innovazione e dei meccanismi innovativi dell’Azienda”, 33 pagine che l’Ausl di Bologna enfatizza su intranet aziendale, delegando i relativi referenti della Rete Qualità e Governo Clinico per un professionale e costruttivo supporto.
Buoni proponimenti, ancora troppo virtuali e di nicchia.
di  Nadia Negri, Ausl Bologna  (inviato il 13/04/2010 alle 11:19:37)
 
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