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Letteratura medica per la pratica clinica
Danilo di Diodoro – Informazione scientifica applicata – Azienda Usl di Bologna
 
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Scire – Post 2: Il marketing dei trial
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 21/05/2008 alle 21:26:00, in Post)

Mercoledì 21 maggio 2008

E’ bene avere un sano scetticismo quando si leggono articoli della letteratura medica, e ancora di più se per caso fossero articoli che ci ha passato un informatore dell’industria. Infatti, oggi si sa che in generale solo il cinque per cento degli articoli pubblicati sulle oltre 20.000 riviste internazionali di biomedicina è valido scientificamente e davvero innovativo. Ma più in specifico si sa anche che i trial clinici sostenuti economicamente dall’industria hanno molte più probabilità di arrivare a risultati che sono favorevoli agli interessi di quell’industria, rispetto a quanto accade per i trial indipendenti. Ne parla Sergio Sismondo della Queen’s University di Kingston, Canada, in uno short report (1) apparso da poco sulla rivista Social Science & Medicine, che fa riferimento a due importanti metanalisi sull’argomento (2) (3).

Questi trial clinici che vanno incontro agli interessi dell’industria provocano diversi danni. Infatti, possono finire nelle revisioni sistematiche e nelle sintesi dell’Evidence Based Medicine (EBM), e modificare quindi in maniera sostanziale quelle che consideriamo le “evidenze”, le prove di efficacia che poi ci spingono a decidere di utilizzare un certo trattamento nella nostra pratica clinica. Senza contare che i risultati dei trial clinici finiscono spesso sui giornali, quindi l’informazione distorta arriva direttamente anche ai cittadini. In sostanza, da alcuni anni, ormai l’industria farmaceutica non si limita più a far circolare l’informazione ad essa favorevole, ma è passata a produrre informazione ad essa favorevole. E’ la nuova strategia di marketing, chiamata “publication planning”, un complesso sistema, invisibile ai medici, e spesso anche ai direttori delle riviste mediche, basato sulla programmazione delle ricerche, sull’analisi dei dati, sulla scrittura degli articoli e sull’attento sviluppo del processo di pubblicazione. Un sistema che è gestito direttamente dall’industria o dalle cosiddette Contract Research Organizations (CRO), agenzie specializzate che negli ultimi anni hanno in buona parte sottratto all’Università gli investimenti per la ricerca provenienti dall’industria.
 
Perché ci interessa tutto questo nella nostra pratica clinica? Semplice, perché dobbiamo sempre cercare di capire quali articoli provengono da ricerche realizzate all’interno di questo perverso meccanismo, per non prescrivere ai nostri pazienti farmaci solo apparentemente basati su trial affidabili. Come si fa a capire?
 
Non è facile, comunque è importante innanzitutto essere diffidenti, e sapere che l’industria utilizza spesso tecniche ormai conosciute. Ad esempio, il farmaco da far apparire efficace può essere messo a confronto con il placebo o con un comparatore scarsamente efficace o somministrato a dosi insufficienti; oppure può essere sperimentato su campioni studiati ad hoc, o per periodi di tempo insufficienti a far emergere eventuali effetti collaterali. Un altro stratagemma molto utilizzato è quello di far partire dei trial del tutto inutili, su farmaci di cui è già noto il reale livello di efficacia, spesso non troppo dissimile da quello di altri farmaci della stessa categoria, ma il cui unico obiettivo è quello di “familiarizzare” i medici con il suo impiego.
 
Questi trial dovrebbero essere rifiutati dai ricercatori competenti, e anche bloccati dai Comitati etico-scientifici ai quali sono obbligatoriamente sottoposti, ma non sempre i Comitati sono in grado di individuarne le scorrettezze. O comunque gli articoli che riportano i risultati di questi trial dovrebbero poi essere bloccati dal processo della peer-review delle riviste, ma anche questo non accade, così, alla fine, deve essere il lettore a fare la sua analisi critica dell’articolo. Chi fosse interessato a sviluppare tali capacità critiche può farlo seguendo dei corsi di EBM.
 
Anche nel catalogo della Formazione dell’Azienda Usl di Bologna ci sono corsi di questo tipo, sia per medici che per le altre figure professionali. Come direttore del corso aziendale di EBM per medici, (visibile solo da computer interni all’Ausl di Bologna), dovrei dichiarare il mio conflitto di interesse nel pubblicizzare corsi EBM, ma è bene ricordare che si tratta di corsi gratuiti per tutti coloro che lavorano all’interno dell’Azienda Usl di Bologna.
 
Per leggere la bibliografia citata nel Post clicca sui rispettivi link:
 
1) Sergio Sismondo (2008). How pharmaceutical industry funding affects trial outcomes: Causal structures and responses. Social Science & Medicine, 66, 9, 1909-1914
 
 
2) Bekelman J., Li Y., Gross C., Scope and impact of financial conflicts of interest in biomedical research: a systematic review, JAMA, Volume: 289, (2003), pp. 454—465 http://jama.ama-assn.org/cgi/reprint/289/4/454 3) Lexchin J., Bero L., Djulbegovic B., Clark O., Pharmaceutical industry sponsorship and research outcome and quality: systematic review, BMJ, Volume: 326, (2003), pp. 1167—1170
 
 

 
 
 
# 1
La domanda sorge spontanea:
"Che ne è di un'informazione distorta?".
Continua a circolare?
C'è una controinformazione?
Chi lo fa?
Grazie
di  Susanna Alberici  (inviato il 21/05/2008 alle 12:00:19)
# 2
Ottima domanda. Potrei dire che ormai l'informazione medica è per sua natura distorta da una serie di cause, di cui quelle legate al conflitto d'interesse sono solo una parte. E alcune iniziative di controinformazione esistono (forse questo blog vuole provare ad andare proprio in tal senso), ma più che altro esiste un movimento finalizzato a far sì che i singoli professionisti siano sempre più in grado di valutare da soli le distorsioni presenti nella letteratura biomedica.
di  Danilo di Diodoro, tutor Blog Scire  (inviato il 21/05/2008 alle 12:30:00)
# 3
E allora ben vengano iniziative come i Corsi Ebm, in grado di fornire strumenti per non farsi plagiare, e come questo blog.
di  Claudio Degli Esposti  (inviato il 23/05/2008 alle 12:11:38)
# 4
Per fare una considerazione sull'Ebm e relativa applicazione nella pratica clinica vi cito lo studio Infant, in essere presso questa Ausl. Lo Studio Infant, informazione su farmaci e nuovi trattamenti, coordinato dal CeVEAS e finanziato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), poggia il suo razionale sul trasferimento di informazioni dalla pubblicazione alla pratica clinica e successiva verifica dell'apprendimento mediante controllo della prescrizione. Per il clinico non è soltanto essenziale aver compreso quanto viene riportato nella pratica clinica ma anche aver recepito il significato di quanto letto sapendolo applicare nella pratica clinica quotidiana. L'INFANT mira a fornire ai medici uno strumento per saper "leggere" la letteratura medica ma soprattutto verificare che quanto appreso trovi riscontro nella pratica clinica quotidiana: a tal fine è l'AUSL a monitorare la prescrizione mediante l'Osservatorio aziendale sulla prescrizione. (segue oltre le 1000 battute)
di  Vincenzo Gioia  (inviato il 23/05/2008 alle 15:54:44)
# 5
Per saperne di più sullo studio Infant vi rimando a questo indirizzo: www.ceveas.it/ceveas/ceveas/spaziofarmaci/farmacistafacilitatore/progetto1/Root.aspx
di  Vincenzo Gioia  (inviato il 23/05/2008 alle 15:54:45)
 
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