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Scire – Post 37: Cooochraaaneee!
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 27/05/2009 alle 11:03:56, in Post)

Mercoledì 27 maggio 2009

 

Ma chissà dov’è che vanno gli operatori sanitari italiani a cercare le informazioni evidence based che servono per rispondere ai loro quesiti clinici di efficacia dei trattamenti. L’ipotesi peggiore è che non ne sentano proprio il bisogno e che quindi non le cerchino, o forse le cercano dove non dovrebbero, visto che per quanto riguarda la frequentazione della Cochrane Library  siamo messi abbastanza male, come dimostra il Rapporto di attività 2008 del Centro Cochrane Italiano .

 

In Europa, per quanto riguarda i dati 2008, siamo al settimo posto con 97.865 visite, ma in realtà, considerato l’elevato numero di medici italiani, in proporzione siamo un bel po’ sotto gli standard dei paesi anglosassoni e scandinavi. Con i nostri oltre 200.000 medici in attività, è evidente che siamo lontani anche solo da un contatto per medico all’anno, che già sarebbe una condizione molto magra. Situazione non tanto diversa per l’Azienda Usl di Bologna, nonostante gli sforzi che facciamo per promuovere la Cochrane Library durante i nostri corsi di EBM. Per il 2008 risultano 1322 contatti, e bisogna tenere presente che nella nostra Azienda operano 1400 medici e 3000 infermieri. Se poi consideriamo che io da solo consulto la Cochrane Library quasi tutti i giorni e che certamente c’è in giro qualcuno che la consulta anche più di frequente, vuol dire che per un buona parte dei medici italiani e anche degli operatori della nostra Azienda Usl, la Cochrane Library non esiste proprio. E’ vero che Francia e Spagna sembrano essere messe peggio di noi, dato che anche loro hanno la barriera della lingua, però questa non è una gran consolazione. Un dato positivo comunque c’è: rispetto al 2007 c’è stato un incremento dei contatti di circa il 27 per cento. Qualcosa si muove.

 

Il rapporto del Centro Cochrane italiano fa anche il punto su come si stanno sviluppando le politiche nazionali o istituzionali di accesso alla Cochrane Library. In testa, neanche a dirlo, Inghilterra, Australia e paesi scandinavi che hanno fatto l’unica cosa sensata che si possa fare, ossia aprire a tutti, operatori sanitari e cittadini, il libero accesso a questa fondamentale risorsa della Medicina e della Sanità contemporanea, un vero e proprio bene dell’umanità. In Italia siamo invece ancora alla fase in cui ogni singolo ospedale o Azienda Usl, o al limite ogni singolo operatore sanitario, fa il suo abbonamento. Esistono tuttavia esperienze più avanzate: ad esempio in Emilia-Romagna fino al 2008 è stato operante un coordinamento di varie Aziende, il GOT, per l’acquisto consorziato di questa e di altre risorse informative; in Lombardia invece la Cochrane Library è semplicemente accessibile da tutte le strutture sanitarie tramite riconoscimento dell’IP (ossia l’identificativo del computer); c’è poi l’accesso garantito dal sistema Bibliosan per tutti gli enti di ricerca biomedici italiani. Nei paesi latino-americani, invece, per superare la barriera della lingua inglese, è stata fatta la traduzione in spagnolo delle revisioni sistematiche, raccolte nella cosiddetta Cochrane Library Plus. E poi ci sono i paesi in via di sviluppo, nei quali la Cochrane Library è visibile gratuitamente attraverso un progetto internazionale chiamato Hinari.

 

A proposito della riguarda la barriera costituita dalla lingua inglese, può essere utile sapere che la sintesi di alcune revisioni Cochrane è tradotta in italiano nella rubrica Cure: utili, inutili, non si sa  del sito Partecipasalute .  

 

La Cochrane Library, di cui si pubblicano ogni anno quattro edizioni, ha diversi database al suo interno, il più conosciuto dei quali è il Cochrane Database of Systematic Reviews nel quale ci sono le revisioni sistematiche completate, ma anche i protocolli di quelle che sono in via di realizzazione. Al momento in questo database ci sono 5785 record, di cui 3826 revisioni sistematiche e 1959 protocolli. Tra gli altri database ci sono il Cochrane Central Register of Controlled Trials che contiene le referenze di 575.975 studi clinici controllati pubblicati in qualsiasi lingua, un vero e proprio patrimonio di conoscenze mediche generato dalla ricerca, di grande utilità per la realizzazione di revisioni; e il Database of Abstracts of Reviews of Effects che ha 9964 record di revisioni sistematiche non prodotte da gruppi Cochrane, ma giudicate comunque di qualità. Si tratta di numeri in costante cambiamento, così come cambiano i contenuti e le conclusioni delle singole revisioni sistematiche, se e quando emergono nuovi dati dalla ricerca clinica.

 

Sono poche o molte queste revisioni? Dipende. Sono molte se si considera che la Cochrane Collaboration è stata fondata solo nel 1993 e che il primo numero della Cochrane Library è del 1996. Possono essere considerate poche se si pensa che è stato valutato che servirebbero almeno 10.000 revisioni sistematiche per coprire la maggior parte dei trattamenti sanitari utilizzati. Un traguardo che potrebbe essere raggiunto forse attorno al 2015, secondo una previsione fatta da Susan Mallett e Mike Clarke in un articolo comparso sulla rivista EBM, intitolato How many Cochrane reviews are needed to cover existing evidence on the effects of healthcare interventions?

 

Poi, ovviamente, quando ci saranno le 10.000 revisioni, bisognerà che qualcuno vada a consultarle al momento del bisogno.

 
 
 
# 1
Ho letto con interesse il suo Post 37: Cooochraaaneee! ed il Rapporto 2008 del Centro Cochrane Italiano. Sembrerebbe che le statistiche degli accessi si riferiscano esclusivamente alla piattaforma dove risiede la CL cioè Wiley InterScience. Ci sono, però, altri editori autorizzati alla pubblicazione delle banche dati Cochrane. La Regione Friuli Venezia Giulia, ad esempio, mette a disposizione di tutte le Aziende sanitarie regionali, tramite l’Agenzia Regionale della Sanità e già da diversi anni, le banche dati della Cochrane Library tramite altra piattaforma.
Si tratterebbe, quindi, di capire se gli accessi "non Wiley InterScience" sono già inclusi nelle statistiche risultati della Relazione Cochrane 2008 oppure vanno sommati.
Finisco con la speranza che l’appello per una free Cochrane dell’anno scorso, al quale hanno aderito migliaia di persone, possa ancora essere ascoltato.
di  Claudia Vidale  (inviato il 27/05/2009 alle 14:54:59)
# 2
Per Claudia Vidale: può dirci quali sono i dati di consultazione della Cochrane Library in Friuli Venezia Giulia? Si allineano con quelli italiani del Rapporto 2008? Attraverso quali iniziative la Regione sostiene questa lodevolissima iniziativa?
di  Danilo di Diodoro, tutor Blog Scire  (inviato il 27/05/2009 alle 15:07:31)
# 3
Alcune Aziende, fra le quali l'Azienda Ospedaliero - Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine dove lavoro come documentalista biomedico, organizzano corsi di formazione(base, ripasso e livello avanzato) per l'uso delle banche dati biomediche (PubMed, CINAHL, Cochrane Library, Clin-eguide, Essential Evidence Plus).
di  Claudia Vidale  (inviato il 27/05/2009 alle 15:31:30)
# 4
Stando al rapporto Cochrane, non siamo messi male (almeno questo è il mio punto di vista), considerando il rapporto n° di abitanti/op. sanit. e corrispondente carico di patologie presenti nel nostro continente.
Per fare un esempio: è molto preoccupante il fatto che nessun paese africano (con notevoli problemi di salute), non compaia nel rapporto. Ma qui penso che il digital divide sia la discriminante… mentre sorprende in positivo l'incremento di utilizzo di Taiwan/Thailand (per i problemi sanitari in quell'area) e in negativo il numero irrisorio in rapporto alla popolazione di Cina/India.
Sarebbe altrettanto interessante poter stratificare il n° di accessi per tipologia di professioni: forse ci sarebbero delle sorprese.
di  Rocco Amendolara, infermiere DITRA, Ausl Modena  (inviato il 28/05/2009 alle 08:45:09)
 
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