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Scire – Post 17: Disegnare e scrivere la ricerca
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 03/11/2008 alle 17:59:58, in Post)
Lunedì 3 novembre 2008

Visto che continuano a ricevere articoli scritti male, e che spesso sono anche basati su ricerche di scarsa qualità metodologica, al BMJ si sono stufati, e hanno deciso di aprire una specie di sezione didattica su come si fa ricerca e su come si scrivono gli articoli scientifici. Si intitolerà Research methods and reporting. Lodevole iniziativa, che di sicuro seguiremo da vicino. Se ti interessa, puoi leggere l’articolo inaugurale (1) di questa nuova sezione del BMJ, sia per vedere come è fatta, sia perché questo articolo affronta un argomento di grande rilievo, ossia come si fa a disegnare, condurre, valutare e rendere effettivi gli interventi complessi nelle strutture sanitarie.

Secondo quanto riportato nell’editoriale (2) del BMJ che annuncia l’apertura di questa nuova sezione, già una quindicina di anni fa Doug Altman, consulente statistico del BMJ e professore di statistica medica, si era chiesto: "Cosa dovremmo pensare dei ricercatori che usano tecniche errate (sia intenzionalmente, sia per ignoranza), che usano erroneamente tecniche giuste, che interpretano male i loro risultati, o che li riportano in maniera selettiva, che citano la bibliografia in maniera selettiva, e che traggono conclusioni ingiustificate? Dovremmo essere inorriditi. Eppure, numerosi studi effettuati sulla letteratura medica, sia sulle riviste generaliste sia su quelle specialistiche, hanno dimostrato che i fenomeni suddetti sono comuni" L’editoriale chiarisce anche, però, che molto probabilmente questa scarsa qualità della ricerca non deve essere attribuita a mancanza di fondi, o, peggio ancora, a una dubbia integrità scientifica ed etica, quanto piuttosto a carenza di formazione specifica su come si fa ricerca e alla mancanza di una qualificata supervisione dei ricercatori. Il BMJ riceve articoli da tutto il mondo, ma qual è la specifica situazione in merito in Italia? Qual è il livello della ricerca in medicina e sanità in Italia? Quale il livello degli articoli che vengono poi inviati alle riviste?

Sono domande impegnative, mi limiterò a parlare di quanto ho modo di osservare direttamente come componente del Comitato Etico-scientifico dell’Azienda Usl di Bologna. Dal Comitato Etico passano tutti i protocolli di ricerca destinati a coinvolgere le Unità operative aziendali, sia ospedaliere sia ambulatoriali. Dal punto di vista della qualità metodologica, i protocolli di ricerca che giungono al Comitato Etico possono grosso modo essere suddivisi in due grandi gruppi: quelli che hanno alle spalle uno sponsor importante, come una grande società scientifica, oppure un’industria farmaceutica internazionale, e quelli prodotti direttamente da ricercatori che sono allo stesso tempo anche degli operatori sanitari. I primi protocolli hanno alle spalle esperti metodologi professionisti, quasi sempre sono molto complessi, ma impeccabili dal punto di vista metodologico, anche se poi, a un esame più attento, quando provengono dall’industria, talvolta possono tradire intenti di marketing; i secondi non hanno finalità di marketing, spesso mirano a obiettivi rilevanti per la sanità pubblica, hanno lodevoli intenzioni, ma non di rado presentano diverse “pecche” dal punto di vista metodologico.

Uno dei compiti principali del Comitato Etico è favorire la realizzazione e l’andamento a buon fine di tutte le ricerche che possono contribuire ad aumentare realmente le conoscenze disponibili a favore dei pazienti, salvaguardando però al contempo i pazienti coinvolti nelle sperimentazioni da quelli che potrebbero essere i rischi. Compito del Comitato Etico è anche quello di far sì che i pazienti coinvolti in una sperimentazione vedano garantiti tutti i loro diritti, e che ricevano in maniera chiara ed esaustiva tutte le informazioni necessarie per capire esattamente a cosa andranno incontro, anche perché possano decidere in piena libertà se aderire o no a quella sperimentazione. E infine, compito del Comitato Etico è anche quello di non permettere la realizzazione di ricerche che non abbiano un sufficiente livello di eticità e/o di scientificità.

Se vuoi avere l’opportunità di capire meglio come lavora il Comitato Etico dell’Azienda Usl di Bologna, presieduto da Paola Mosconi dell’Istituto Mario Negri di Milano, che tu sia un ricercatore, o un clinico (o che tu sia, fortunato te, entrambe le cose), un paziente o un cittadino, non mancare al convegno organizzato proprio dal Comitato Etico (vedi programma). Si terrà nell’Aula Magna del Padiglione Tinozzi dell’Ospedale Bellaria, in via Altura 5 a Bologna, il prossimo 20 novembre, dalle ore 14 alle ore 18. Durante il convegno avrai la possibilità di confrontarti con i componenti del Comitato Etico e di discutere con loro e con gli altri partecipanti su come migliorare la pratica della ricerca in medicina e in sanità.

Potenziale conflitto d’interesse: Come indicato anche nel testo, sono un componente del Comitato Etico dell’Azienda Usl di Bologna. Per questa attività non ricevo alcun compenso in danaro aggiuntivo alla retribuzione che ricevo dall’Azienda Usl di Bologna in qualità di dirigente medico.

Bibliografia citata nel Post:
 
N.B. Per questo post non sono presenti i link poiché nella Biblioteca on line in questo momento il BMJ non è visibile, dato che è in corso il rinnovo 2009. Chi fosse interessato a leggere gli articoli del BMJ citati nel post, può farne richiesta all'indirizzo seguente: blog-scire@ausl.bologna.it

1) Peter Craig, Paul Dieppe, Sally Macintyre, Susan Michie, Irwin Nazareth, Mark Petticrew. Developing and evaluating complex interventions: the new Medical Research Council guidance. BMJ 2008;337:a1655

2) Editorial. Research methods and reporting. BMJ 2008;337:a2201
 

 
 
 
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