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Scire – Post 22: Fine della fine dell’omeopatia
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 08/01/2009 alle 10:47:00, in Post)

Giovedì 8 gennaio 2009

Sapresti dire se funziona l’omeopatia? Domanda difficile, specie se non sai orientarti bene nella disamina attenta della letteratura secondaria, tra le metanalisi esistenti sull’efficacia di questa medicina non convenzionale. Il caso delle metanalisi sull’efficacia dell’omeopatia è in effetti uno straordinario esempio attuale di come alle volte possano esserci veri e proprio scontri a colpi di tecniche metanalitiche, alla fine dei quali puoi ritrovarti tra le mani prove di efficacia in conflitto tra loro, così che si rischia che tutto sia più confuso di prima. Andiamo in ordine. Ecco, in breve, cos’è successo.

Nell’agosto 2005 sul Lancet appare un breve editoriale significativamente intitolato The end of homeopathy (1), che anticipa i risultati di una metanalisi pubblicata da Aijing Shang e collaboratori nello stesso numero della rivista (2). Le conclusioni della metanalisi sono chiarissime: l’effetto clinico dell’omeopatia è indistinguibile dall’effetto placebo. Subito si scatena un intenso dibattito dai toni molto accesi, come spesso accade quando viene messa in ballo la questione dell’efficacia delle medicine non convenzionali. Ad essere assimilata al placebo, l’omeopatia proprio non ci sta, così altri esperti in metanalisi si mettono al lavoro per rifare i conti in tasca alla metanalisi di Shang, e nel numero di dicembre di quest’anno del Journal of Clinical Epidemiology viene pubblicata da Ludtke e Rutten una nuova metanalisi (3). Risultato? Le conclusioni tratte da Shang, che sembravano tanto definitive da far annunciare addirittura la fine dell’omeopatia, sono rimesse in discussione. Insomma, siamo da capo, non si sa se l’omeopatia funziona o no. Ma cosa è successo? Come mai quella che sembrava una conclusione ferma, ora non pare più esserlo? Per capire cosa è successo, è necessario leggere con attenzione le due metanalisi. Proviamo a spiegare in poche parole.

Quando inizia la sua metanalisi, Shang include 110 trial, selezionandone poi però solo 21 che corrispondevano a criteri di alta qualità metodologica. Tuttavia, la sua metanalisi, alla fine si concentra esclusivamente sugli otto trial che, oltre ad essere di buona qualità, hanno una maggiore numerosità campionaria, ed è da questi che trae le sue conclusioni. E’ esattamente il passaggio contestato dalla seconda metanalisi effettuata da Ludtke e Rutten. Questi ricercatori innanzitutto ripartono dai 21 studi definiti di alta qualità dallo stesso Shang, e fanno la cosiddetta “analisi di sensitività”, una tecnica che, senza voler entrare troppo in dettaglio, rianalizza gli studi in una lunga serie di sottogruppi, oppure raggruppando gli studi a seconda di specifiche caratteristiche, come ad esempio le patologie affrontate. Nella metanalisi di Ludtke e Rutten, in particolare, l’eliminazione dei trial ad ogni passaggio per una nuova metanalisi avviene sulla base della numerosità campionaria di ogni studio, ridefinendo ogni volta soglie sempre più elevate. Questa tecnica è una specie di prova del nove di ogni metanalisi, e forse Shang avrebbe dovuto farla lui stesso. Insomma, senza volerla fare troppo complicata, realizzata l’analisi di sensitività, si scopre che per un certo numero di sottogruppi di studi, in realtà l’omeopatia sembrerebbe poter avere una qualche possibile efficacia. E allora?

Allora certamente una cosa salta all’occhio in tutta questa faccenda. Le tecniche per la combinazione dei risultati degli studi clinici sono molto complesse e talvolta alquanto artificiose, così che, spremendole bene, se ne può estrarre tanto oro quanto piombo. E il clinico? Che tipo di messaggio ne può ricavare da tutto ciò il medico che alla fine deve decidere se inviare o no il suo paziente dall’omeopata? L’ideale sarebbe essere in grado di farsi un’idea propria di queste battaglie tra “metanalisti”, essendo capaci di leggere criticamente una metanalisi, il che non è facile. E comunque oggi bisogna imparare a convivere con un nuovo problema che fino a qualche tempo fa non esisteva: man mano che cresce la quantità di revisioni sistematiche e metanalisi, succede che alcune di esse, sullo stesso argomento, siano in conflitto. E’ una spinosa questione che ancora non si sa bene dove ci porterà.

Intanto, se sei interessato ad approfondire le tecniche per l’analisi statistica dei dati e l’interpretazione dei risultati riportati nella letteratura medico scientifica, puoi iscriverti al “Corso di Perfezionamento in Statistica Applicata ai Quesiti Clinici”, diretto dal professor Roberto D’Amico dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Il corso è strutturato in 11 moduli della durata di 2 giorni per ciascun modulo e si avvale di docenti provenienti da diverse Università italiane che prediligeranno l’approccio empirico, fornendo esempi realistici e mirati all’applicazione dello strumento statistico al campo medico. Le lezioni si terranno nella sede dell’Università di Modena. Le iscrizione sono aperte e la data ultima per la presentazione delle domande è il 6 Febbraio 2009.

Bando di ammissione - Sito dell’Università di Modena e Reggio Emilia http://www.unimore.it/OffertaFormativa/corsiperfezionamento.html

 

  • A questo Post, per la prima volta, è associato un Podcast, un file audio con l’intervista alla dottoressa Cinzia del Giovane, che può essere ascoltato cliccando sull’apposita icona. Buon ascolto.

 

Per leggere la bibliografia citata nel Post guarda nello Storico dei Linq qui a destra, alla data del Post, oppure clicca sui link qui sotto:

1) The end of homeopathy. (2005) Lancet, 366 (9487), pp. 690.

2) Shang A, Huwiler-Müntener K, Nartey L, et al. Are the effects of homoeopathy placebo effects? Comparative study of placebo-controlled trials of homoeopathy and allopathy. Lancet 2005; 366: 726-732.

3) R. Lüdtke, A.L.B. Rutten. The conclusions on the effectiveness of homeopathy highly depend on the set of analyzed trials. Journal of Clinical Epidemiology, 61, 12, 1197-1204

 

 
 
 
# 1
"Quid est veritas?" Se anche le metanalisi sono soggette ad interpretazione, crolla parecchio; allora perché non tornare alla verità empirica della pratica quotidiana? Se ha funzionato in quel e quel tale, proviamo ad usarla ancora. Con tutta la sincera stima per gli ebmologi, non si possono frequentare solo corsi per ebm per dirimere su articoli, rct e metanalisi. I pazienti bussano a frotte alle porte degli ambulatori!!!
di  Nunzio Matrà, Mmg Ausl Bologna  (inviato il 08/01/2009 alle 23:56:33)
# 2
Hai ragione tu quando dici che a voler generalizzare ci si trova davanti a risposte generali… così forse il limite di ogni ricerca e/o analisi, per quanto metodica, potrebbe essere proprio la necessità di dire che l'eccezione conferma la regola.
Un Particolare Caso... quel particolare insieme presente in quello specifico sistema corpo in quel preciso ambiente... che per un arcano mistero rende efficace quella terapia… magari omeopatica… magari
"Ogni uomo però non è soltanto lui stesso è anche il punto unico, particolarissimo, in ogni caso importante, curioso, dove i fenomeni del mondo si incrociano una volta sola, senza ripetizione." (H. Hesse)
di  Emanuela  (inviato il 09/01/2009 alle 00:02:59)
# 3
Caro Nunzio, poni come al solito un problema centrale. Riuscire a seguire gli sviluppi e le complicazioni dei risultati della ricerca medica e delle successive manipolazioni informative, rischia ormai di scavare un fossato incolmabile tra gli "ebmologi" e il medico sul campo. Personalmente credo che sia uno dei maggiori ostacoli che l'ebm, senza rendersene pienamente conto, si trova oggi davanti. E' proprio per questo che ho fatto partire questo blog, nel tentativo di utilizzare la mia esperienza di medico pratico e di comunicatore, oltre che nell'ambito dell'ebm, per cercare di dare un piccolo contributo al riempimento di questo fossato. Chi fa il medico pratico ha bisogno di informazioni semplici, immediate, accessibili al momento in cui servono, ma nello stesso tempo rigorose e aggiornate. Il rischio è, altrimenti, proprio quello che dici tu, il rifugiarsi nella propria limitata esperienza clinica.
di  Danilo di Diodoro, tutor Blog Scire  (inviato il 09/01/2009 alle 09:58:02)
# 4
È ben noto che quando si vuole dimostrare qualcosa, cioè quando si parte già con il risultato in testa, i numeri diventano plastici e malleabili. Basta chiedere a qualunque commercialista.
Perciò bisogna esaminare la fonte e cercare di capire qual'era l'idea dell'autore prima di scrivere l'articolo.
In altre parole bisogna capire se giostrando con le cifre è solo riuscito a dimostrare che aveva ragione lui.
Facendo una rapida ricerca su Ludtke e Rutten non ci sono dubbi...
di  Danilo Zanarini  (inviato il 12/01/2009 alle 10:21:00)
# 5
Per Danilo Zanarini: grazie per il tuo commento, ma mi piacerebbe saperne di più. Potresti essere più preciso? Cosa hai scoperto su Ludtke e Rutten?
di  Danilo di Diodoro, tutor Blog Scire  (inviato il 12/01/2009 alle 14:28:42)
# 6
Scusa mi accorgo solo oggi di questo commento. Ludtke e Rutten hanno pubblicato un sacco di roba sull'omeopatia, sostenendola a spada tratta e dimostrandosi specialisti un po' di tutto. Hanno pubblicato sulla psoriasi e sull'artrosi, sul mal di collo e sugli interventi chirurgici, sulla fibromialgia e sull'epatite C. È evidente che il loro pensiero non è proprio imparziale.
di  Danilo Zanarini  (inviato il 09/02/2009 alle 15:41:39)
 
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