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Post 172 – Psicofarmaci e psicoterapie, ansiolitici di lunga durata
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 09/05/2018 alle 08:48:12, in Podcast)
Mercoledì 9 maggio 2018

Chi soffre di un disturbo d'ansia e inizia un trattamento, prima ancora di sapere come andranno le cose, comincia spesso già anche a preoccuparsi al pensiero che, se pure migliorerà, poi forse non riuscirà a staccarsi dalla cura, che si tratti di farmacoterapia o di psicoterapia. E' una preoccupazione comprensibile, non solo frutto dell'ansia stessa, dal momento che a nessuno piace l'idea di trattamenti lunghi o peggio ancora lo spettro del trattamento vita natural durante. Uno studio appena pubblicato sul British Journal of Psychiatry https://www.cambridge.org/core/journals/the-british-journal-of-psychiatry/firstview prova a dare una risposta organica a questa faccenda. E' una revisione sistematica con metanalisi (quindi uno studio che prende in esame le ricerche fin qui condotte sui pazienti) e riesce a dire qualcosa su cosa succede fino a due anni dopo che un trattamento farmacologico o psicoterapico è stato interrotto nel momento in cui il terapeuta riteneva ragionevolmente che fosse ormai ora di interromperlo. Sono stati inseriti nella revisione sistematica ricerche (con gruppi di controllo) condotte su persone che soffrivano di disturbo d'ansia generalizzata, fobia sociale e disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia, e che avevano seguito psicoterapie cognitivo comportamentali, psicodinamiche, interpersonali, meditative o anche biblioterapie, o che avevano assunto farmaci quali gli inibitori della ricaptazione della serotonina (chiamati anche serotoninergici, come la paroxetina, la sertralina e la fluoxetina).

La buona notizia emersa da questa revisione sistematica è che sia i farmaci sia le psicoterapie mantengono il loro effetto benefico fino a due anni dopo l'interruzione, presumibilmente anche in seguito al fatto che durata del trattamento è stata adeguata (da 6 a 12 mesi dopo la risoluzione dei sintomi, secondo correnti linee guida internazionali). Interessante notare che, tra le psicoterapie, quella cognitivo comportamentale in particolare ha mostrato di indurre ulteriori piccoli miglioramenti anche dopo la fine del trattamento, ma più o meno anche le altre psicoterapie hanno avuto un simile effetto prolungato. Gli autori della revisione sistematica ipotizzano che ai farmaci serotoninergici potrebbe essere ascritta la capacità di mantenere nel tempo il loro effetto positivo sulla trasmissione serotoninergica nel cervello. Non dicono nulla di esplicito, invece, sul possibile meccanismo che sostiene nel tempo i miglioramenti e l'efficacia delle psicoterapie. Si potrebbe ragionevolmente ipotizzare un'azione simile a quella prodotta dai farmaci. Ma forse è importante anche l'effetto per così dire "pedagogico" della psicoterapia, ossia l'aver imparato con l'aiuto del terapeuta nuove modalità e strategie per affrontare poi da soli problemi e ansie da una diversa prospettiva.

Segnalo infine alcuni spunti critici su questa revisione sistematica che comunque porta buone notizie. Si legge nell'introduzione: "E' opinione comune che i pazienti trattati con i farmaci mostrino un'immediata ricaduta quando smettono di assumerli e che invece i benefici della psicoterapia siano mantenuti per mesi o anni dopo la fine del trattamento. " Poi, nella discussione, dove vengono tirate le conclusioni finali: "Lo spesso citato vantaggio della psicoterapia sulla farmacoterapia per i disturbi d'ansia, ossia un miglioramento di più lunga durata, potrebbe non essere confermato dal nostro studio." Infatti, come si è detto, questa revisione mostra una certa sovrapponibilità di effetto benefico duraturo sia della psicoterapia sia della farmacoterapia, anche se gli autori sembrano essere più che altro interessati a sottolineare che anche il farmaco si comporta bene nel follow up a due anni. Questo, nonostante le dicerie secondo le quali invece il suo beneficio si vanificherebbe quando si smette di assumerlo. Mi sembra una posizione un po' troppo difensiva, io tenderei a trarne una conclusione più slegata, generale e ottimistica, ossia, semplicemente, che entrambi i trattamenti risultano superiori al confronto con i rispettivi placebo. Questo credo sia veramente importante e incoraggiante anche per una persona che deve decidere se iniziare un trattamento contro un disturbo d'ansia.

Il primo autore della revisione sistematica, il professor Borwin Bandelow, dichiara correttamente di essere in una condizione di potenziale conflitto d'interesse per aver recentemente partecipato come speaker a incontri o a gruppi di consulenza per le più importanti industrie farmaceutiche internazionali. Inoltre segnala di essere autore di una precedente revisione sistematica https://journals.lww.com/intclinpsychopharm/toc/2015/07000 dalla quale era emersa la superiorità di efficacia del farmaco sulla psicoterapia nell'azione a breve termine.

 
 
 
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