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Scire – Post 12: Facciamo un finto trial clinico?
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 10/09/2008 alle 19:38:56, in Post)

Mercoledì 10 settembre 2008

Si chiamano “Trial di disseminazione” (Seeding Trial). Sono finti studi scientifici, il cui vero obiettivo non è produrre nuova conoscenza, ma far familiarizzare i medici con l’uso di un farmaco in arrivo sul mercato. Sono iniziative di marketing, possono causare un bel po’ di guai e non sono assolutamente etiche. Senti cosa è successo con lo studio ADVANTAGE dell’industria farmaceutica Merck. Lo raccontano Kevin Hill e i suoi collaboratori, che hanno avuto l’opportunità di accedere a documenti interni della Merck, in quanto hanno partecipato in favore della parte lesa a due processi tenutisi nel 2006 sulla tossicità cardiovascolare del Vioxx (McDarby versus Merck e Cona versus Merck). L’articolo (1) con il loro racconto è apparso sugli Annals of Internal Medicine, curiosamente la stessa rivista sulla quale era stato pubblicato lo studio ADVANTAGE. Tanto che Harold Sox, editor degli Annals, ha scritto assieme a Drummond Rennie (editor di JAMA), un editoriale (2) in cui spiega che lo studio ADVANTAGE fu a suo tempo pubblicato perché lì non avevano capito che si trattasse di un seeding trial. Però, pensavo che agli Annals fossero un po’ più svegli. Comunque, ecco in breve la storia.

Siamo nel gennaio 1999. Di lì a pochi mesi l’FDA approverà il Vioxx (refecoxib, che, come è noto, è stato ritirato per i suoi effetti cardiovascolari). Il settore Marketing (proprio così, hai letto bene, il settore Marketing, non la direzione medico-scientifica) della Merck idea e progetta il trial clinico denominato ADVANTAGE (Assessment of Differences between Vioox and Naproxen To Ascertain Gastrointestinal Tolerability and Effectiviness), che avrebbe lo scopo ufficiale di valutare la tollerabilità gastrointestinale del Vioxx, ritenuta migliore di quella del naprossene. In realtà è un seeding trial, il cui obiettivo non dichiarato pubblicamente, ma ampiamente ammesso in documenti interni, è quello di preparare il mercato del Vioxx in via di approvazione, attraverso la familiarizzazione dei medici con il farmaco. Obiettivo pienamente raggiunto, visto che, sempre in documenti interni, si constata che “un’analisi effettuata a sei mesi dal lancio ha dimostrato un livello significativamente più alto di prescrizioni di Vioxx tra i medici che hanno partecipato come ricercatori, rispetto a un gruppo di controllo”. Si trattava di medici di medicina generale, considerati furbamente come i potenziali maggiori prescrittori.

Con un procedimento tipico degli studi di disseminazione mascherati da studi scientifici, il protocollo prevede di coinvolgere 600 medici, ciascuno dei quali deve reclutare solo sei pazienti con osteoartrite. Molti centri, ciascuno dei quali recluta pochi pazienti, vuol dire inevitabilmente minor qualità dello studio, ma molta maggiore “disseminazione”. Il settore marketing lavora alacremente (tanto che sarà proposto per un premio interno della Merck), così il 27 marzo il trial è pronto per partire, giusto un paio di mesi prima dell’approvazione del Vioxx da parte dell’FDA. Tempismo perfetto. Si dà modo ai medici di conoscere e iniziare a utilizzare il farmaco che arriverà sul mercato di lì a poco. Una tecnica da lancio di best-seller. Lo studio viene completato coinvolgendo circa 2700 pazienti per braccio, e l’articolo con i risultati sarà pubblicato sugli Annals nel 2003. Primo firmatario dell’articolo è il dottor Jeffrey Lisse, un professore universitario che non è dipendente della Merck, tanto per presentarsi con la faccia pulita di chi non ha conflitti d’interesse. Intervistato dal New York Times nel 2005, Lisse dichiara candidamente che, pur essendo il primo firmatario dell’articolo, non ha avuto alcun ruolo significativo nell’ideazione, conduzione e analisi dello studio, e neppure nella scrittura dell’articolo stesso: “L’articolo iniziale” afferma, “fu scritto alla Merck, poi mi fu inviato per essere sottoposto a editing”. Un po’ poco per avere il primo nome.

Questa la vicenda dello studio ADVANTAGE, che è stata ricostruita passo dopo passo solo perché c’è stato un processo e i documenti interni della Merck sono finiti nelle mani di ricercatori indipendenti dall’industria che hanno deciso di renderli pubblici. Ma quanti sono i seeding trial che vengono continuamente ideati e realizzati dall’industria, con la partecipazione di medici più o meno inconsapevoli? Mi sentirei di dire che non sono pochi, e lo dico sulla base della mia esperienza di membro del Comitato Etico dell’Azienda Usl di Bologna, che non di rado si trova ad esaminare protocolli di ricerca di questo genere. Sebbene Sox e Rennie dicano nel loro editoriale, forse per discolparsi, che si tratta di studi difficili da individuare, in realtà i seeding trial hanno alcune caratteristiche che li rendono abbastanza facilmente riconoscibili: ad esempio, cercano di coinvolgere molti ricercatori, individuati più tra i prescrittori che tra coloro che sono esperti di ricerca; sono concentrati su molecole che stanno per entrare nel mercato; spesso hanno una durata prevista che è in realtà troppo breve per poter veramente portare nuove conoscenze, eccetera.

Ma i Comitati Etici dovrebbero essere in grado di riconoscere e non approvare questi seeding trial, dal momento che non sono etici, espongono i pazienti che vi partecipano a rischi inutili e non aggiungono nuove conoscenze. Solo che a volte i Comitati Etici devono confrontarsi con i clinici direttamente coinvolti nello studio, che talora proprio non capiscono perché bisognerebbe dire di no a uno studio proposto da una casa farmaceutica, che appare abbastanza facile da realizzare, offre lo status di “ricercatore” e che oltretutto assicura il pagamento di una quota per ogni paziente coinvolto nello studio. E’ anche per questo che ho deciso di parlare dei seeding trial nel blog: nella speranza che i medici che leggono, d’ora in avanti, si interroghino quando viene proposto loro uno studio. Per capire se è uno studio che tiene conto dei bisogni dei pazienti e della necessità di produrre nuova conoscenza, oppure se è uno studio che ha esclusivamente l’obiettivo di preparare la disseminazione di un nuovo farmaco pronto per il mercato.

Per leggere la bibliografia citata nel Post clicca sui link:

1) K. P. Hill, J. S. Ross, D. S. Egilman and H. M. Krumholz. The ADVANTAGE Seeding Trial: A Review of Internal Documents. Ann Intern Med 2008; 251-258.

www.annals.org/cgi/reprint/149/4/251.pdf

2) H. C. Sox and D. Rennie. Seeding Trials: Just Say "No". Ann Intern Med 2008; 279-280.

www.annals.org/cgi/reprint/149/4/251.pdf

 
 
 
# 1
Un modo colorito di tradurre "seeding trial" potrebbe essere "trial di pasturazione", che è la preparazione della zona di pesca gettandovi pastura.
di  Roberto Satolli  (inviato il 14/09/2008 alle 13:51:09)
# 2
Che la letteratura addomesticata esistesse lo sapevo da tempo. Non sapevo che potesse giungere a questo livello di falsificazione sistematica. Uno strumento come questo blog è un'autentica ricchezza professionale per tutta l'Azienda. Grazie.
di  Maurizio Liberti  (inviato il 16/09/2008 alle 09:02:44)
# 3
Questo conferma che la frase latina "primum non nocere" è spesso ignorata!
di  Stefano Sticconi  (inviato il 16/09/2008 alle 10:41:49)
# 4
La ricerca scientifica mi ha sempre affascinato, purtroppo ho sempre avuto il sentore che tanti studi potessero essere pilotati, manipolati per l'interesse non del singolo individuo, ma bensì delle Case Farmaceutiche! Nel mio intimo ho sempre avuto una paura… tante malattie danno più profitto a curarle che a guarirle… Sono contenta che abbiamo questo blog che ci aiuta a tenere gli occhi aperti.
di  Barbara Cremonini  (inviato il 16/09/2008 alle 18:20:41)
 
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