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Post 148 – Trial Emergency per l’Ebola
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 10/11/2014 alle 15:09:02, in Post)

Lunedì 10 novembre 2014.

In Sierra Leone è partita la sperimentazione dell’amiodarone per il trattamento dei malati di Ebola. A coordinarla è Roberto Satolli, medico e giornalista scientifico molto conosciuto, che attualmente è nel centro medico di Emergency situato in un distretto rurale vicino a Freetown Ne ha parlato Pietro Greco, su Radio3scienza, che ha anche direttamente intervistato Satolli. Oltre l’indiscutibile valore umanitario dell’impresa, mi sembra interessante sottolineare alcuni aspetti di questa iniziativa.

L’amiodarone è un antiaritmico molto conosciuto, il cui brevetto è scaduto da tempo. Un recente studio tedesco in vitro indica che questa molecola , così come quella di altri antiaritmici, sembrerebbe in grado di inibire l’endocitosi, il fenomeno attraverso il quale i virus, compreso quello dell’Ebola, penetrano nelle cellule per infettarle. Il dato però non è mai stato riscontrato né negli animali né nell’uomo. In teoria, quindi, non ci sarebbero le condizioni per iniziare una sperimentazione umana, almeno secondo le normali regole vigenti in materia. Ma in questo caso specifico bisogna fare alcune considerazioni specifiche: al momento, l’ospedale di Emergency della Sierra Leone riceve almeno due malati di Ebola al giorno, per i quali di fatto non può attivare alcuna terapia specifica. Il 20 per cento del personale sanitario del paese è morto in seguito all’epidemia e il sistema sanitario pubblico praticamente non esiste più. L’amiodarone è stato somministrato come uso compassionevole già a circa 60 pazienti, ma presto ci si è resi conto che se non fosse stato avviato uno studio clinico randomizzato, non si sarebbe mai potuto sapere se l’amiodarone è o no in grado di fermare l’infezione dell’organismo.

Se si scoprisse che così è, per l’Africa si tratterebbe di una scoperta di grandissimo valore, perché consentirebbe di rendere disponibili in tempi brevi grandi quantità di farmaco a costo bassissimo, senza dover aspettare lo sviluppo dei nuovi farmaci ai quali al momento stanno lavorando alcune case farmaceutiche. Farmaci per i quali non si sa ancora bene chi pagherà i costi di sviluppo, produzione e distribuzione. E neppure se arriveranno mai in Africa.

Sono questi elementi a rendere etico il balzo altrimenti inconcepibile da una ipotesi in vitro direttamente a un trial clinico: la condizione di incertezza (equipoise) clinica sull’efficacia o meno del farmaco, la mancanza di altre forme di terapia disponibili sul campo, la speranza di poter avere a disposizione grandi quantità di farmaco a prezzi irrisori, se l’amiodarone dimostrasse di funzionare. In questi tempi bui di medicina, e soprattutto di ricerca, basate sul profitto, trovo che sia molto rinfrancante vedere il presidente di un Comitato Etico (Satolli è presidente del Comitato Etico dell’IRCCS di Reggio Emilia) corciarsi le maniche e scendere direttamente in campo in un’azione che ha come unico fine quello di testare la possibile efficacia di un farmaco privo di qualunque risvolto commerciale. È veramente una boccata d’aria fresca, se si considera che la maggior parte degli studi clinici valutati dai Comitati Etici sono di scarso valore scientifico o gravati da pesanti conflitti di interesse.

Ti dico bravo, Roberto. E sono orgoglioso di essere tuo amico da tanti anni. Così dichiaro anche il mio conflitto di interesse personale in questo post.

Per sostenere l'impegno di Emergency nel mondo  e nell'emergenza Ebola in particolare, clicca qui: http://www.emergency.it/index.html

 

 

 

 
 
 
# 1
Non sarebbe la prima volta che "qualcosa di inaspettato" viene in soccorso alla scienza medica
di  Loredana Nazziconi, MMG  (inviato il 11/11/2014 alle 11:15:00)
# 2
Qualora mi trovassi nella condizione di avere concessi farmaci palliativi e "compassionevoli" mi sentirei gratificato e... quasi un eroe se mi fosse prospettata la possibilità di cooperare in un ben articolato esperimento di questa portata...
Quando sei dentro un hospice e sei cosciente della tua condizione misurata in "percentuale Karnofsky", una mente serena ed equilibrata sarebbe fiera di contribuire!
Beh, qui da noi non sarebbe così facile, lo so; ma nei luoghi dove la vita vale meno di quella di mio nonno in prima linea durante la prima guerra mondiale... (come quella, cosciente, in un hospice) sarebbe solo una speranza in più, poiché etica e deontologia sono sempre influenzate da contesti di luogo, tempo, necessità inderogabili e opportunità imprescindibili... se ben valutati. Ci studiamo un po'?...
Scusate lo strano pensiero che ho avuto... però...
Gianni Tosin
di  Gianni Tosin, Ass.ne di Volont. PRO-DES. Roma.  (inviato il 19/01/2015 alle 14:25:18)
 
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