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Post 144 – Olé, al congresso stappa la felicità
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 04/07/2014 alle 11:01:32, in Post)

Venerdì 4 luglio 2014

Sponsorizzato dalla Coca-Cola il Fifth International Congress on Physical Activity and Public Health che si è svolto a Rio de Janeiro lo scorso mese di aprile. Si tratta di uno quegli assurdi controsensi, fondati sul conflitto di interessi, ai quali la Medicina contemporanea ci ha purtroppo ormai abituato. Tanto che pare non esserci nessuno che se ne scandalizza, nonostante che diverse organizzazioni indipendenti internazionali abbiano da tempo puntato il dito contro le bevande zuccherate, considerate importanti corresponsabili dell’epidemia di obesità e diabete che colpisce sia i paesi sviluppati, sia i paesi in via di sviluppo, dove sono particolarmente coinvolti i bambini.

A dire il vero almeno una persona si è scandalizzata. E’ Thiago Hérick de Sa, dell’Università di São Paulo, School of Public Health, che ha scritto una lettera in proposito a Lancet  Dice Hérick de Sa: “Le grandi corporazioni del cibo spendono miliardi di dollari in strategie finalizzate ad affermare che l’obesità è causata dall’inattività fisica. Il loro coinvolgimento con le organizzazioni e i professionisti dell’attività fisica e della salute pubblica fa parte delle strategie aziendali di responsabilità sociale. Le loro campagne includono tecniche finalizzate a eludere i regolamenti e a influenzare la scienza, utilizzando metodi simili a quelli usati nel passato dalle corporazioni del tabacco”. Ma chi organizza un congresso internazionale ha bisogno di soldi ed evidentemente non va troppo per il sottile. Al congresso hanno partecipato centinaia di relatori internazionali e da quello che racconta Thiago Hérick de Sa avranno certamente bevuto Coca-Cola a volontà, considerato che la “Coca-Cola era dappertutto, nelle sedi degli incontri, nella hall degli sponsor, dove venivano distribuiti prodotti e item pubblicitari”.

Di Coca-Cola ce n’era meno nelle relazioni. Ho guardato i titoli degli interventi nel sito del congresso e tra centinaia di relazioni su diabete, obesità, ipertensione, benefici dell’esercizio fisico, utilità delle piste ciclabili, rischi di televisione e computer, ho trovato una sola relazione sui rischi connessi alle bevande zuccherate. Una sola, tanto da far pensare a una svista… : - )    Un gruppo di ricercatori guidati da Catalina Medina ha presentato una relazione intitolata Sugar-sweetened beverages (ssb) consumption and energy expenditure from moderate-to-vigorous physical activity in Mexico, durante la quale ha illustrato una ricerca realizzata su oltre 8ooo adulti, le cui conclusioni sono state che “i produttori di bevande zuccherate affermano che i consumatori possono facilmente bilanciare l’assunzione del loro eccesso di calorie attraverso l’attività fisica. Comunque i nostri risultati suggeriscono che anche tra gli adulti attivi fisicamente una quantità molto importante della loro attività fisica è annullata dal consumo delle bevande zuccherate”. Chissà se anche a Catalina e ai suoi collaboratori al congresso hanno offerto della Coca-Cola

La vicenda, ovviamente, induce a riflettere. Il mondo della Medicina sembrerebbe schizofrenico se non fosse invece tanto palesemente assetato di sponsorizzazioni. Da una parte si svolge un congresso sulla salute pubblica che festeggia a Coca-Cola e che le dà ampio spazio pubblicitario (in cambio, appunto, di sponsorizzazione), dall’altra lo Scientific Advisory Commettee on Nutrition inglese ricorda sul BMJ che dovrebbe essere tagliato dal 10 al 5 per cento lo zucchero aggiunto alla dieta quotidiana e che “bambini e adulti dovrebbero minimizzare il loro consumo di bevande zuccherate per la loro associazione con il diabete di tipo 2”; ancora: esiste una “chiara prova che l’assunzione di zucchero aggiunto o libero negli adulti è associato con un incremento di assunzione di energia e un aumentato rischio di obesità. Un tipico adulto raggiunge la soglia del 5 per cento bevendo un drink zuccherato medio di 330 millilitri”. In pratica una lattina, che contiene circa 30 grammi di zucchero, più o meno le calorie di un piatto di pasta.

Attualmente in Brasile ci sono i campionati mondiali di calcio, e tra due anni ci saranno le Olimpiadi. Tra gli sponsor Coca-Cola e McDonald’s. Ma almeno non è un congresso di medici e nutrizionisti.

 
 
 
# 1
Cosa dire di un articolo del genere? Che alcuni abitanti di questo mondo lo stanno trasformando sempre più in una fogna putrida, in nome del dio denaro. Davanti ad esso ci si inchina, barattando la propria dignità per una manciata di soldi sporchi. Fortunatamente non tutti siamo disposti a "stappare la felicità"! Lotteremo nel nostro piccolo perché essa non sia merce di scambio: da oggi non comprerò più la coca-cola. Grazie Dott. Di Diodoro per gli interessantissimi aggiornamenti!
di  Ilaria Ricciotti  (inviato il 04/07/2014 alle 12:27:45)
# 2
...si sarà trattato sicuramente di Coca Cola Light o Zero...
di  Alessandro Favilli  (inviato il 04/07/2014 alle 17:07:22)
# 3
Non riesco più a capacitarmi di come la Dea Salute, che dovrebbe essere tenuta a cuore da tutti noi uomini con raziocinio, possa essere mercanteggiata per interessi speculativi. Non adrebbero permesse simili iniziative! Ed io, nel mio piccolo, data anche questa informazione, saprò come muovermi nei miei consumi. Grazie
di  Rita Gambelunghe, Infermiera Az. Osp. Perugia  (inviato il 08/07/2014 alle 14:37:27)
# 4
Il problema delle sponsorizzazioni (intese come promozione pubblicitaria) all'interno di eventi formativi - soprattutto nella educazione sanitaria - va valutato con molta attenzione. In questo caso, la bevanda gassata zuccherata per antonomasia cozza decisamente con la promozione di stili di vita sani. Da una parte, soldi da una multinazionale. Dall'altro lato, l'ipotesi di una totale assenza di sponsor privati, con un taglio spartano e assolutamente volto al nocciolo della questione. Io propenderei per la seconda ipotesi, tuttavia mi rendo conto che è davvero difficile riuscire a organizzare qualcosa con pochissimi fondi. Mi chiedo: c'è una terza via? ossia incentivare una sponsorizzazione veramente priva di conflitti di interesse? Escludendo a priori le multinazionali multibrand - molto ramificate e spesso non tracciabili immediatamente nei loro interessi, perchè non permettere ad esempio ad un'azienda totalmente priva di conflitti d'interesse di fornire fondi in cambio di sponsorizzazione che non sia in contraddizione con la promozione della salute e l'etica in genere? Un esempio banale: un mobilificio artigianale locale (senza partecipazioni ad altre attività produttive o finanziarie) genererebbe un conflitto d'interesse sponsorizzando un evento formativo (ad esempio) sulla psoriasi - per puro amore per il progresso della scienza medica e della promozione della salute, se mai riuscisse a proporsi come tale? Oppure una società sportiva di ginnastica amatoriale, sarebbe forse uno sponsor accettabile? In realtà so che sono
di  Ivan Favarin  (inviato il 13/10/2015 alle 13:46:45)
 
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