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Post 143 – Niente tagliandi, siamo uomini
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 12/06/2014 alle 14:03:50, in Post)

Giovedì 12 giugno 2014

Alle volte la Medicina è controintuitiva: un controllo periodico generale del proprio stato di salute non solo non fa bene, ma può addirittura far male. Non siamo come le automobili alle quali è opportuno fare il tagliando ogni tot chilometri, anche quando tutto funziona. Lo dimostra una revisione Cochrane che viene ripresa da un editoriale appena pubblicato sul BMJ, intitolato General health checks don’t work. Gli autori dell’editoriale, Peter Gøtzsche e Juhl Jørgensen, affermano a chiare lettere: “I programmi di screening per persone sane sono giustificabili solo quando trial randomizzati dimostrano chiaramente che i benefici superano i danni. Per i controlli di salute, i trial sembrano mostrare l’opposto. Nessun beneficio rilevabile è stato visto e, sebbene i danni sono riportati in maniera non adeguata, i controlli di salute sembrerebbero, come per altri test di screening, aumentare il fenomeno della sovradiagnosi e del sovratrattamento, con i loro effetti collaterali associati e le conseguenze psicologiche”.

Alla luce di questa revisione Cochrane quindi i medici non dovrebbero indirizzare i loro pazienti verso periodici controlli generali quando sono in buona salute e non sono esposti a particolari rischi specifici. Insomma, credo che sia una buona notizia, specie se la si interpreta come la prova che, nonostante l’invadenza della Medicina contemporanea, la condizione di buona salute continua a esistere. Ci sono momenti della vita in cui uno può non preoccuparsi di nulla e semplicemente pensare a vivere, anche se non ha più vent’anni.

Contemporaneamente, sul blog Evidently Cochrane della Cochrane Collaboration è stato pubblicato un post intitolato Men’s Health Weak? che critica fortemente l’iniziativa della settimana della salute maschile Men’s Health Week, che negli Usa si celebra a giugno e in Italia a marzo, in corrispondenza della Festa del papà. Anche in questo caso si vorrebbero indirizzare gli uomini sani, ma che sono attorno ai 40-50 anni, ad andare a complicarsi la vita facendo visite andrologiche e test, anche quando sono in buona salute. Ad esempio il test del PSA viene consigliato annualmente dal sito Men’s Health Week (sopra i 50 anni o sopra i 40 per gli afroamericani e per coloro che hanno una storia familiare di cancro alla prostata), in contraddizione con quanto indicato invece dall’ US Preventive Services Task Force, dal momento che pur riducendo di poco la mortalità specifica per cancro alla prostata, per il test del PSA non ci sono prove che riduca la mortalità per tutte le cause, e può invece generare molti danni alla salute.

Il sito consiglia pure il controllo del livello di testosterone, anche in questo caso dopo i 40 anni. L’idea è che se uno si sente un po’ giù, è meno soddisfatto delle propria vita sessuale, tende ad addormentarsi dopo i pasti, potrebbe avere il testosterone basso. Il sito ha tra i suoi sponsor anche case farmaceutiche produttrici di testosterone, farmaco che in realtà dovrebbe essere utilizzato solo per veri problemi di carenza, dovuti a fattori quali i traumi testicolari o chemioterapia. Assumere testosterone solo perché si ha qualche vaga sensazione di non essere più sui propri standard precedenti è privo di senso, sia perché non ci sono prove che la sfumata sintomatologia in questione possa migliorare, sia perché invece sono dimostrati molti rischi, soprattutto nell’area degli eventi cardiovascolari. E infine anche perché semplicemente bisogna imparare a non abboccare agli ami di chi vuole inventarsi malattie inesistenti per poter vendere farmaci. Ma le campagne di sensibilizzazione invece funzionano eccome: dall’inizio della campagna sui bassi livelli di testosterone, le vendite di questo farmaco, negli USA, sono salite del 1800%.

 
 
 
# 1
Grazie Dott. Diodoro per le interessantissime informazioni che puntualmente ci comunica.Noi cittadini che possiamo fare per contrastare la politica di molte case farmaceutiche?
di  Ilaria Ricciotti  (inviato il 12/06/2014 alle 21:44:58)
# 2
Cara Ilaria, è assolutamente difficile contrastare la politica di molte case farmaceutiche: non lo fanno gli Stati (che pure dovrebbero farlo istituzionalmente) non lo fanno le Regioni (che indirizzano i poteri di chi si occupa della nostra salute) non lo fanno le ASL e gli Ospedali (tradendo la mission che dichiarano nei loro siti) non lo fanno molti Medici (perché ci perderebbero in carriera ed economicamente). Può farlo lei chiedendo al suo Medico che le prescrive un farmaco "Lei lo prenderebbe se stesse come me?"
di  Roberto Santi, ASL4 Chiavarese  (inviato il 13/06/2014 alle 10:57:27)
# 3
Gentile Ilaria,

grazie per la sua domanda, molto pertinente. Effettivamente non è facile orientarsi nell'universo della Medicina contemporanea, tra conflitti d'interesse, conoscenze approssimative, politiche sanitarie non basate su prove di efficacia, mancato trasferimento nella pratica delle conoscenze acquisite tramite la ricerca, eccetera. L'arma più importante per i cittadini è l'atteggiamento critico, associato alla continua ricerca di informazioni provenienti da fonti il più possibile indipendenti e qualificate.
di  Danilo di Diodoro, Tutor Blog Scire  (inviato il 13/06/2014 alle 11:23:54)
 
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