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Post 128 – Diagnosi precoce, talvolta troppo
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 16/09/2013 alle 18:33:52, in Post)

Martedì 17 settembre.

Negli ultimi trent’anni si è capito come con la parola “cancro” indichiamo condizioni biologiche molto diverse tra di esse. In alcuni casi si tratta di malattie che procedono verso la metastatizzazione e la morte, mentre in altri casi si tratta di lesioni indolenti che non arriverebbero a causare nessun danno all’organismo durante quello che è il suo naturale periodo di esistenza. Ne parlano in un articolo, pubblicato sulla rivista JAMA,  Laura Esserman dell’ University of California di San Francisco e alcuni collaboratori, che mettono anche l’accento su come queste diverse espressioni biologiche del cancro interagiscano con i programmi di screening e con il difficile compito della diagnosi precoce.
L’articolo individua sostanzialmente tre tipologie indicate nella tabella qui sotto riportata, che emergono chiaramente dai cambiamenti rilevati in questi trent’anni dai dati di incidenza e mortalità di diversi tipi di cancro.
 

 Tabella
 
“Lo screening per il cancro della mammella e il cancro della prostata sembrano rilevare un maggiore numero di cancri che sono potenzialmente insignificanti da un punto di vista clinico” scrivono gli autori dell’articolo. “Il cancro del polmone può seguire questo stesso pattern se viene adottato uno screening delle persone ad alto rischio. L’esofago di Barrett e il carcinoma duttale della mammella sono esempi di situazioni per le quali il rilevamento e l’asportazione delle lesioni considerate precancerose non hanno portato a una minore incidenza dei cancri invasivi. In contrasto, il cancro del colon e della cervice sono esempi di programmi di screening efficaci, nei quali il rilevamento e l’asportazione precoce delle lesioni precancerose hanno ridotto l’incidenza così come la malattia avanzata. I cancri della tiroide e i melanomi sono esempi per i quali lo screening ha allargato il rilevamento delle forme indolenti.”
 
La condizione ideale per un programma di screening è quella di un cancro che cresce lentamente in maniera progressiva, a partire da lesioni precancerose, come i polipi del colon. La situazione peggiore, dal punto di vista del’efficacia di una diagnosi precoce, è invece quella di lesioni indolenti indistinguibili da lesioni che potrebbero progredire verso la malattia conclamata, perché questa è la condizione che porta poi al rischio del sovratrattamento. Ed è anche la causa dell’apparente miglioramento degli esiti.

Siamo quindi giunti a uno snodo importante dei programmi di screening, che certamente rappresentano un avanzato strumento per la diagnosi precoce e il miglioramento della prognosi di molte forme di cancro, al quale la società contemporanea non potrebbe rinunciare. Sta infatti emergendo quanto possa essere complessa la gestione di una diagnosi precoce. La prossima sfida, che presto i programmi di screening potrebbero vincere, consiste nell’imparare a conoscere meglio la biologia delle singole forme di cancro per poter decidere di volta in volta su quali intervenire e su quali no. Nel frattempo è importante che l’attuale condizione di rischio connesso alla sovradiagnosi sia adeguatamente spiegata a chi decide di entrare in uno degli attuali programmi di screening che comportano maggiori incertezze.

 

 

 
 
 
# 1
qs articolo mi lascia perplesso. La 'prossima' sfida, a cui si riferisce è sempre la stessa da 50 o 100 anni. Se vogliamo essere + corti di memoria, un manifesto dell'INT negli anni '90 si reggeva sullo slogan 'sconfitto il cancro nel 19_ _ ... Non è il caso di dimenticare oggi anche se tutto sembramuoversi rapiissimamente. Le 3 classi di screening derivano da decenni di prove e di mancate-prove di efficacia, e le ragioni per fare o no uno screening, di cui si dovrebbe discutere, sono e saranno etico-sociali e non scientifiche. Le conoscenze sul comportamento dei tumori vengono da 2 ordini di approcci indipendenti, uno è quello detto di solito 'biologico', oggi strettamente legato alle conoscenze ampie sui virus oncogeni e sul genoma; un altro è epidemiologico: presto i programmi di screening potrebbero fornire nuove conoscenze, che G Cosmacini in 'la qualità del tuo medico' chiama 'olistiche' e che possono derivare proprio dagli stessi screening. imparare a conoscere di volta in volta su quali intervenire e su quali no dipenderà sempre da un'informazione chiara all'utente. Che c'è di nuovo?
di  dr Franco Galanti, coloprctologo S.Vito (PN)  (inviato il 17/09/2013 alle 18:24:59)
# 2
Sarebbe opportuno ed eticamente giusto per la professione medica fare selezione.
IMPARARE A CONOSCERE MEGLIO...PER POTER DECIDERE SU QUALI FORME INTERVENIRE,è un buon monito!
Non si può negare infatti che oggi c'è l'alto rischio legato alla sovradiagnosi;qui merita che il medico e l'equipe che propone un trattamento riflettano e spieghino con chiarezza agli assistiti i rischi /benefici,ecco cosa c'è di nuovo,e non è scontato affatto,ma fa la differenza.
di  Rita Gambelunghe, infermiera Azienda Osp.Perugia  (inviato il 20/09/2013 alle 21:24:26)
 
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