Blog Scire
Letteratura medica per la pratica clinica
Danilo di Diodoro – Informazione scientifica applicata – Azienda Usl di Bologna
 
Home Page : Articolo
Post 115 – Uomini e topi, e Alzheimer
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 12/09/2012 alle 08:08:44, in Post)

Mercoledì 12 settembre 2012

Una speranza per i malati di Alzheimer, ma anche un difficile interrogativo etico . Sono la conseguenza dei risultati di una ricerca pubblicata dalla rivista Science  intitolata ApoE-Directed Therapeutics Rapidly Clear β-Amyloid and Reverse Deficits in AD Mouse Models  che ha dimostrato come il bexarotene, un farmaco già sul mercato per il trattamento di una forma cutanea del linfoma non-Hodgkin, è in grado di ridurre del 50 per cento in sole 72 ore le placche di beta-amiloide nel cervello, che sono causa della malattia di Alzheimer. Risultato straordinario. Peccato però che lo studio per ora sia stato realizzato solo sui topi. La questione è stata ripresa anche dal New England Journal of Medicine con un editoriale, intitolato Preclinical Success against Alzheimer's Disease with an Old Drug  e una riflessione etica intitolata The Ethics of Early Evidence — Preparing for a Possible Breakthrough in Alzheimer's Disease, oltre che da Roberto Satolli, con un cauto e illuminato punto di vista giornalistico, in un editoriale pubblicato nelle pagine di Salute del Corriere della Sera di domenica scorsa. Satolli, oltre che un giornalista scientifico di grande esperienza è anche presidente di un Comitato Etico, quindi ha capito al volo quali problemi vengono sollevati da una situazione di questo tipo.

Ciò che rende questo caso del tutto particolare è il fatto che da una parte c’è una ricerca, realizzata però sui topi, che quindi, secondo regola, dovrebbe essere presa con le molle; infatti efficacia nel topo non vuol poi dire automaticamente efficacia nell’uomo, come è già successo tante altre volte. Però dall’altra ci sono almeno tre fattori da considerare:

1) L’efficacia sembra veramente eclatante, con una scomparsa delle placche del 75 per cento dopo 14 giorni di trattamento, e anche con la ripresa di alcune funzioni cognitive (certo, funzioni cognitive di topi, è ovvio, però…)

2) La malattia di Alzheimer è una malattia grave, invalidante e progressiva, per cui è naturale che chi ne è affetto e i suoi familiari cerchino di accedere rapidamente a qualunque rimedio possibile si affacci all’orizzonte

3) Il farmaco il questione, il bexarotene, è già sul mercato, quindi ha tutte le carte in regola e le autorizzazioni necessarie per l’impiego nell’uomo, anche se in una patologia diversa dall’Alzheimer.

Quello che si profila è la possibile richiesta ai medici da parte di malati e di associazioni di malati di prescrizioni off label (ossia per indicazioni diverse da quelle approvate), sulla scorta dei risultato di uno studio condotto sui topi. Cosa dovrebbe rispondere un medico a una domanda di questo tipo? Ovviamente dovrebbe rispondere negativamente, dal momento che non ci sono prove di efficacia del bexarotene nel malato di Alzhiemer, né studi osservazionali né studi sperimentali. Inoltre non c’è l’autorizzazione formale all’impiego di questo farmaco al di fuori dei casi di forma cutanea del linfoma non-Hodgkin.

Ma cosa dovrebbe rispondere quel medico da un punto di vista etico e di relazione con il paziente e i suoi familiari? Bisogna aggiungere che ormai sono ben conosciuti i possibili effetti collaterali del bexarotene, consistenti in un aumento di trigliceridi e colesterolo, un’interferenza dell’azione dell’insulina nel diabete, l’induzione di ipotiroidismo e leucopenia, aumento dei parametri funzionali epatici. Ma si sa anche che il farmaco può aumentare il rischio di patologie gravi come la pancreatite acuta. Potrebbe, o dovrebbe, un medico ponderare in maniera autonoma il bilanciamento tra questi possibili effetti collaterali e un effetto potenzialmente così eclatante su una malattia tanto grave e progressiva? Oltretutto, se il bexarotene confermasse la stessa efficacia anche nell’uomo, probabilmente non ci sarebbe bisogno neppure di mettere in piedi studi sperimentali, e per confermarne l’efficacia potrebbero bastare anche solo studi osservazionali molto più semplici e rapidi da realizzare.

C’è da scommettere che questa vicenda diventerà molto presto una questione nella quale saranno coinvolti medici, pazienti, associazioni di malati, media e giudici. Provo a osservare la questione dal punto di vista di medico ma anche di potenziale malato. Se sapessi di starmi avviando verso l’Alzheimer, credo che non esiterei a sperimentare su me stesso il farmaco, dando il via a un N of 1 trial, forse metodologicamente poco corretto, su me stesso. Diverso, ovviamente, il discorso della responsabilità se dovessi prescrivere il farmaco a un’altra persona, ma l’interrogativo etico è lo stesso. Per tentare di risolvere la difficile questione e ridurre il rischio di salti in avanti, bisognerebbe che gli enti competenti avviassero rapidamente gli studi clinici necessari. Ma la percezione del tempo, in questi casi, può essere molto diversa tra il mondo scientifico e regolatorio e chi si rende conto che lui stesso, il coniuge, un genitore, una persona cara, giorno dopo giorno, si addentra nelle nebbie della malattia di Alzheimer.

 
 
 
# 1
È interessante vedere cosa hanno da dire sul forum dell'Helzeimer www.alzforum.org/pap/annotation.asp?powID=128194
di  Romina Agresti  (inviato il 12/09/2012 alle 09:57:58)
# 2
Dici bene Danilo, cambia il tutto se siamo noi i diretti interessati alla sperimentazione, o se ci sono persone estranee sulle quali c'è un'etica da rispettare. C'è da riconoscere infatti, come dici, che i tempi, annosa questione, non sono mai i tempi desiderati per una cura e per un'assistenza mirata ed efficace... e intanto?
C'è la sensibilizzazione al problema da parte dei diretti interessati verso gli organi preposti, ma poi mancano i fondi... una catena infinita che non spezza e non allevia le sofferenze dei malcapitati.
di  Rita Gambelunghe, Infermiera, Perugia  (inviato il 12/09/2012 alle 11:01:02)
# 3
Solo un pensiero: molti farmaci hanno effetti collaterali agghiaccianti; chi li prende e chi li prescrive credo mettano sul piatto della bilancia rischi e benefici, probabilmente in rapporto alla gravità del danno prodotto dalla malattia stessa. Quante volte vengono prescritti farmaci anche senza chiare evidenze di efficacia, solo perché non si sa che altro fare!
Questo è un caso diverso?
di  Anonimo  (inviato il 12/09/2012 alle 11:23:38)
# 4
Io, invece, se fossi malato di Alzheimer in fase iniziale non mi sognerei neanche di provare il farmaco, anche perché nello studio sui topi è emerso un dato inquietante: dopo tre mesi le placche, scomparse al 75%, erano tornate al punto di partenza.
Dal punto di vista dei pazienti, però, il punto cruciale è il rischio che i trial non si facciano mai, né presto né tardi, se nessuno fosse disposto ad accettare il placebo. È successo con l'AIDS, ma poi le associazioni dei malati hanno capito che fare i trial rigorosamente era nel vero interesse dei malati, e sono diventate le piú agguerrite nel rifiutare le scorciatoie e i fast track (che invece l'industria caldeggiava).
di  Anonimo  (inviato il 12/09/2012 alle 18:41:22)
# 5
Risposta ad Anonimo: È vero, nello studio le placche sono ricomparse a tre mesi. Secondo Frank La Ferla, autore dell'editoriale sul NEJM, si tratta di un dato di difficile interpretazione clinica, che probabilmente comporterà, negli studi clinici, la necessità di valutare attentamente gli intervalli di somministrazione e il regime terapeutico nel suo complesso. Grazie comunque per la sua precisazione, che aiuta a comprendere meglio la complessità della scoperta, e di come in Medicina gli avanzamenti siano difficilmente lineari e univoci.
di  Danilo di Diodoro, Tutor Blog Scire  (inviato il 12/09/2012 alle 19:04:07)
# 6
Se volessi fare lo spiritoso, potrei dire che lo prescriverò sicuramente... al prossimo paziente topo con amiloidosi cerebrale! Invece il problema è molto serio, e coinvolge il mondo delle prescrizioni "offlabel". Per il quale in realtà esistono norme e limiti ben precisi. È possibile, con la responsabilità del medico e l'accettazione del paziente, nei casi in cui non esistano alternative valide. E comunque mai a carico del Servizio Pubblico. Ricordo un film di circa 40 anni fa che presentava la storia di una cura efficace sulla demenza giovanile che aveva trasformato un povero ipofrenico in un geniale scienzato, che si dedica con ardore e slancio allo studio e al perfezionamento proprio della cura che lo ha "salvato". Per scoprire, tramite esperimenti sui ratti, che l'effetto è tragicamente transitorio, per cui è costretto ad attendere impotente la ricomparsa dei segni del proprio decadimento (forse era "I due mondi di Charlie").
di  E. Delfini, MMG Bologna  (inviato il 13/09/2012 alle 21:21:41)
# 7
Dottore, sembro soffrire di una forma di precoce Alzheimer, visto che divulgo i suoi articoli scientifici in classe senza mettere a fuoco l'autore, da anni. Ma ultimamente qualche allievo (si trattava del suo recente 'pezzo' sui percorsi mentali sull'errore, sul perchè sia così difficile rettificare l'erronea concettualizzazione) mi chiese il nome dell'autore e così realizzai che era il mio eccellente compagno di studi liceali. Può prospettare una cura?
di  Maria Rosaria RESTUCCIA, Liceo Montale, docente  (inviato il 05/11/2012 alle 16:36:52)
 
Anti-Spam: digita qui sotto le 6 cifre CAPTCHA

Testo (max 1600 caratteri)

Nome e Cognome, Struttura o Associazione di appartenenza

e-Mail oppure Link


Disclaimer
L'indirizzo IP del mittente viene registrato
 
 
 
 
Danilo di Diodoro
Chi è Danilo di Diodoro Chi è Danilo di Diodoro
Medicina delle Meraviglie Medicina delle Meraviglie
(lettura online su Blogspot)
Medicina delle Meraviglie Medicina delle Meraviglie
(scarica il formato epub)
Medicina delle Meraviglie Medicina delle Meraviglie
(scarica il formato mobi)
Segui su Twitter Danilo di Diodoro
 
Titolo
Inserisci una parola chiave
 

 
Titolo
Podcast (25)
Post (176)

Raccolti per mese:


Ultimi commenti:

Ciao a tutti, voglio solo dare...
16/08/2019 alle 22:25:00
di melisa eva

Attenzione:Stai cercando una R...
21/06/2019 alle 00:19:09
di MRS KATHY HALL

Per Clementoni Tretti: le evid...
12/10/2018 alle 16:00:14
di Roberto Iovine

Ancora sull’omeopatia??????Leg...
12/10/2018 alle 15:55:56
di Roberto Iovine

Mi piacerebbe capire se la cur...
12/10/2018 alle 10:22:49
di M.Clementoni Tretti Mov.x i diritti del malato BS

Sarebbe utile che i medici di ...
30/03/2018 alle 13:50:31
di Marisa Clementoni Tretti Mov. Diritti del malato

Perché non lo sappiamo che i 2...
22/11/2017 alle 11:48:38
di libero professionista


 
Titolo

È il sito di social bookmarking di Scire. Tienilo d'occhio, ci troverai link ad articoli importanti, man mano che sono pubblicati. Ultimo aggiornamento: 26 giugno 2015

   

Si legge: "doc to doc", da medico a medico. È un luogo di discussione e scambio di opinioni tra medici di tutto il mondo.


 
Titolo

È la raccolta dei principali collegamenti citati nei post. Compaiono qui sotto quelli più recenti; gli altri si visualizzano cliccando qui, o in fondo, su
Storico Storico


 
 
 
 
 
Per visualizzare i feed in Internet Explorer è necessario disporre di MSXML3 SP5 o vers. successiva.
 
 
Ci sono 45 persone collegate

 
 
Web Site Store Bologna
Web Design & Development
ICT Business Solutions