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Scire – Post 108: Spavaldi o timorosi
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 02/04/2012 alle 10:00:05, in Post)

Lunedì 2 aprile 2012

Definitivamente tramontata, perché inutile e anche dannosa, l’idea che gli uomini debbano autopalparsi i testicoli per la diagnosi precoce dei tumori. Oggi si sa che la possibilità di scoprire qualcosa di significativo nel corso di questi esami di routine è estremamente bassa, tanto che almeno 50.000 uomini dovrebbero esaminarsi per 10 anni, per poter arrivare a prevenire una morte per questa patologia. Non può avere un senso. Nello stesso tempo, però, dal momento che nel testicolo sono invece frequenti formazioni assolutamente benigne, come varicoceli e cisti epididimali, è molto elevato il rischio che si finisca per allarmarsi e per effettuare approfondimenti diagnostici di cui non c’è nessun bisogno. Ancora una volta, dunque, in Medicina meno è di più. Lo chiarisce il dottor Keith Hopcroft, un medico di medicina generale inglese, scrivendo sul BMJ

L’autopalpazione dei testicoli iniziò a essere suggerita negli ormai lontani anni Settanta, e l’American Urological Association produsse anche un film su come fare questa autopalpazione, film che poi fu distribuito alle Forze Armate, e verosimilmente proiettato, probabilmente generando situazioni che richiamano Mash, il vecchio ed esilarante film antimilitarista di Robert Altman. Uno dei fautori del filmato era John Ravera che oggi dirige l’ Oncology Research Department del Cancer Center di Irvine, in California. Il dottor Ravera ricorda come all’epoca non c’era ancora l’Evidence Based Medicine, e quindi si faceva quello che sembrava sensato e utile, considerato anche che le donne all’epoca erano incoraggiate a fare l’autopalpazione del seno come manovra per la diagnosi precoce del carcinoma mammario, altra pratica risultata poi non solo inutile, ma anche pericolosa.

La Medicina, nonostante quasi ormai venti anni di Evidence Based Medicine, è infarcita di pratiche che non hanno alcuna prova di efficacia, che sembrano avere un qualche razionale alle spalle, o che sono sostenute da idee mai verificate. Non so se potrà mai esistere una Medicina totalmente razionale, probabilmente no. Intanto gli esseri umani sono molto meno razionali di quanto generalmente si pensi, e poi in Medicina è troppo forte il peso della tradizione, troppo elevata la richiesta da parte dei pazienti di ricevere risposte sempre e comunque, anche quando le frecce all’arco del medico sono palesemente spuntate. La Medicina risponde al bisogno delle persone che qualcuno si prenda cura di loro. E comunque la razionalità è difficilissima da mantenere quando si ha a che fare con le paure legate alla fragilità della condizione di salute. O si è troppo spavaldi o si è troppo timorosi.

Una caratteristica degli esseri umani, come ha dimostrato una ricerca pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences da parte di un gruppo di studiosi americani guidati dal professor Judson Brewer del Department of Psychiatry della Yale University School of Medicine di New Haven, è quella di essere costantemente bombardati da pensieri autogenerati spesso sgradevoli, che provocano varie forme di ansia, tra cui anche quella ipocondriaca. Questi pensieri sono prodotti da un’area cerebrale indicata dalla sigla DMN, che sta per Default Mode Network, che sembra poter essere modulata attraverso alcune pratiche di meditazione. Ne ho parlato in dettaglio in un articolo pubblicato nelle pagine di Salute de Il Corriere della Sera  .

Il DNM è un motore interno automatico di pensieri che genera quel continuo emergere nella mente di idee, ricordi, immagini, timori, che caratterizza il nostro Io, corrispondente un po’ a come era stato descritto da Sigmund Freud, nel suo sviluppo della psicoanalisi. Un parallelismo ipotizzato da Robin Carhart-Harris e alcuni suoi collaboratori, in un recente articolo pubblicato sugli Annals of General Psychiatry .

Il DNM ci tiene all’erta, sul chi va là. Ci porta a esaminare continuamente passato e futuro, così facciamo fatica a concentrarci sul presente. Pare che sia stato un nostro grande vantaggio evoluzionistico, perché ci ha consentito di anticipare i possibili pericoli che avrebbero potuto essere dietro l’angolo, di immaginare i rischi futuri e di prendere gli adeguati provvedimenti. Certamente possedere il DMN ci ha dato un vantaggio, ma credo che ad esso sia da imputare molta dell’infelicità umana. In Medicina è verosimilmente alla base dello sviluppo dei programmi di prevenzione e di screening, ma anche della nostra necessità di essere costantemente rassicurati, del voler credere che esistano rimedi anche quando palesemente non esistono.

E poi magari, quando abbiamo un problema reale, vero, allora non lo riconosciamo. Il DNM sembra essere bravo a immaginare pericoli futuri più o meno reali, a costruire paure, ma non sempre riesce poi ad aiutarci ad affrontare lucidamente pericoli veri e presenti. Lì entrano in gioco altri fattori psicologici, come la cosiddetta negazione, un meccanismo di difesa psicologica anch’esso descritto a suo tempo da Freud. Dice il dottor Hopcroft che per quanto riguarda il tumore del testicolo il problema non è tanto che gli uomini non si accorgono di avere un rigonfiamento, che si autopalpino regolarmente o no, il problema è che anche quando si accorgono di avere un rigonfiamento, almeno un quarto di loro mette la testa sotto la sabbia per diversi mesi, prima di decidersi a farsi visitare. Diventano irrazionalmente spavaldi proprio quando ci sarebbe bisogno di mostrarsi timorosi. La negazione ci spinge a sorvolare su segnali che invece ci dovrebbero allarmare. Così, stretti come siamo tra il DMN e il meccanismo psicologico di difesa della negazione, facciamo una gran fatica a mantenerci razionali.

 
 
 
# 1
Come possiamo tormentarci e ….. [1]

Grazie di cuore per l'abile ed amabile provocazione, che accolgo volentieri.

Vigili e focalizzati su costrutti interiori che possono indurci a trascurare la scomodità e le opportunità di ciò che ci circonda. E questo ….. per tormentarci con pensieri spaventosi e dolorosi.

Non è una bella prospettiva. Come possiamo deliberatamente cercare questo? Basta una rete neurale congestionata per giustificarlo?

DMN sta per “Default mode network” è un modo per riferirci ad un incessante flusso di contenuti mentali (pensieri e preoccupazioni) come ce lo descrivono immagini di Risonanza Magnetica Funzionale.

DMN. Tra gli ingredienti sono menzionate alcune aree corticali afferrate attraverso una ricognizione del variare degli stati di attivazione: medial prefrontal cortex e posterior cingulate cortex, dove troviamo tessuti compositi e direttamente connessi a tessuti del percorso (fascio, cascata o come più ci piace descriverlo)limbico.

Network: ci lascia supporre che tra gli ingredienti abbiamo osservato aggiustamenti assegnabili a retroazioni (interdipendenza funzionale).

Default mode: ci riferisce della persistenza di livelli di attivazione (variabili?) in assenza di sollecitazioni esterne.

La sperimentazione ci informa che un flusso intenzionale di pensieri può effettivamente indurre variazioni del livello di attivazione riuscendo, tra l'altro, a contenerne un'eventuale congestione.

Se ben ci pensiamo
di  Gina Bondi, Ausl di Bologna  (inviato il 04/04/2012 alle 13:20:55)
# 2
Come possiamo tormentarci e mi piacerebbe saper perché [2]

Se ben ci pensiamo ci fornisce una brillante conferma sperimentale di esperienze tutto considerato molto comuni, per quanto solo di recente rigorosamente accertabili.

Ciò che fuori dal laboratorio possiamo, ugualmente, osservare è che spesso siamo piuttosto inclini a rifiutarci di assumerci impegni in tal senso adducendo giustificazioni che ci paiono buone.

Se fosse che troviamo attraente uno stato di attivazione che, altrimenti non sapremmo come raggiungere e, pur di non rinunciarvi ci sobbarchiamo l'onere di sostenere contenuti mentali altrimenti sgradevoli?

Se fosse che, senza nulla togliere al genio di Hans Selye e di Sigmund Freud, ci stessimo troppo a lungo attardando nel fertile solco che ci hanno additato? Paura, attacco, difesa, difese.

Pare ci siano almeno 6 filoni di esperienza per i quali è stata studiata nella mimica facciale una codifica ubiqua: paura, disgusto, rabbia, felicità, tristezza, sorpresa. Se spiegare il variare della nostra attivazione interiore sulla base di uno soltanto di sei filoni fosse sviante e ci stesse sviando dal comprenderne alcune dinamiche?

Mi piacerebbe saperne di più.
di  Gina Bondi, Ausl di Bologna  (inviato il 04/04/2012 alle 13:22:32)
 
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