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Scire – Post 107: Percorsi, non labirinti
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 12/03/2012 alle 09:11:15, in Post)

Lunedì 12 marzo 2012

E su chi altro dovrebbe essere centrata la Medicina se non sul paziente? Se lo chiede il dottor Charles Bardes, un medico di medicina generale del Weill Cornell Medical College di New York sul New England Journal of Medicine. in un editoriale significativamente intitolato Defining “Patient-centered medicine”. Potrebbe essere centrata sul medico, ad esempio, ossia una Medicina centrata più sui bisogni e gli interessi del medico e dell’istituzione sanitaria, piuttosto che sui bisogni e gli interessi del paziente. Francamente non mi sentirei di escludere che una simile medicina possa esistere e che esista in realtà. E non solo per l’ormai straconosciuto potenziale conflitto di interesse nel quale molti medici si trovano per varie motivi (economici, professionali, familiari, eccetera), ma anche per il semplice fatto che al centro dell’interesse del medico ci sono talvolta più gli aspetti scientifici della malattia e meno quelli connessi alla reale esperienza del paziente. E’ la moderna medicina a essere fatta così, dice il dottor Bardes, è abituata a porre l’enfasi sulla patofisiologia piuttosto che su altre modalità di comprensione della persona malata.

In realtà il termine “Medicina centrata sul paziente” non è nuovo, ma risale agli anni Sessanta, quando la psicoterapeuta Enid Balint cercava di capire come potessero gli stessi medici di medicina generale farsi psicoterapeuti dei loro tanti pazienti affetti da disturbi appartenenti all’area della psicosomatica. Da allora è stato sviluppato il modello biopsicosociale della malattia, che dovrebbe prendere in considerazione l’essere umano malato in tutta la sua complessità appunto biologica, psicologica e sociale, ma nella pratica clinica di ospedali e servizi sanitari le cose non sono molto cambiate e il modello Doctor-centered tutto sommato ancora prevale.

Basta aprire gli occhi sugli intricati giri e sui continui rimpalli ai quali i malati sono costretti durante la difficile navigazione tra i servizi sanitari, specie quando hanno un bisogno sanitario complesso che necessita del contributo di più specialisti. Anche ammesso che non incappino in chi li orienta verso trattamenti inutili o perfino dannosi, ma redditizi, e che invece, come molto spesso accade, abbiano la fortuna di essere visitati e curati da ottimi professionisti, ciononostante il loro è quasi sempre un percorso a ostacoli, nel quale bisogna sapersi muovere, e dove comunque si fa un bel po’ di fatica a orientarsi.

Alle volte ci si può muovere con l’aiuto di un medico di medicina generale disponibile e competente, alle volte senza poter neanche contare su questo supporto. Dice il dottor Bardes, in proposito: “L’ambulatorio di medicina generale dovrebbe essere il luogo principale della salvaguardia della salute, sempre che sia in grado di offrire desiderata quali una presa in carico nel tempo, la possibilità di contatto tramite visite, ma anche per telefono e per e-mail, coordinamento di specialisti e servizi sociali, cartelle cliniche condivise”. Obiettivi verso i quali si sta cercando di portare anche la medicina generale italiana, ad esempio con la medicina di gruppo e le case della salute, ma che non si può certo dire siano già da considerarsi raggiunti su larga scala.

Comunque i servizi sanitari di diverse regioni italiane, tra cui certamente l’Emilia-Romagna, stanno facendo molti sforzi per andare davvero incontro alle esigenze dei pazienti. In particolare, nell’Azienda Usl di Bologna, come ho già detto nel post numero 89, si sta dando un forte impulso allo sviluppo dei Percorsi Diagnostico Terapeutico Assistenziali (PDTA), tanto da essere diventati oggetto della programmazione annuale di budget. L’obiettivo è proprio quello di provare a organizzare il buon funzionamento dei servizi, in particolare quelli per le patologie oncologiche, in modo che girino attorno al malato e alle sue esigenze, nella speranza che non sia lui a dover “girare” attorno al labirinto dei servizi sanitari, un labirinto del quale, sebbene molti operatori non se ne rendano pienamente conto, spesso i cittadini hanno molta difficoltà a individuare anche solo le giuste porte di entrata.

Per il PDTA “carcinoma del colon” è stata avviata una collaborazione tra il Governo Clinico e la Comunicazione dell’Azienda Usl di Bologna. Sarà utilizzato il Laboratorio dei cittadini per la salute, una struttura alla quale partecipano sia operatori sanitari dell’Azienda sia cittadini e malati, per adeguare al meglio il PDTA alle esigenze dei malati, ma anche per sviluppare una campagna di informazione sul PDTA stesso e per revisionare i documenti informativi destinati ai pazienti per ogni singola procedura alla quale vengono sottoposti durante il lungo percorso dal momento della diagnosi fino all’ultima visita di follow-up. Nella speranza che in qualche modo questo processo aiuti a sviluppare un vera Medicina centrata sul paziente.

 
 
 
# 1
Sono lieto di leggere dei PDTA in costruzione per l'oncologia, ma segnalo che nel campo della diabetologia esistono da anni, anche nella vostra Regione che è stata fra le prime a formalizzarli, e sono oggetto di studio da anni nella Associazione Medici Diabetologi
di  Associazione Medici Diabetologi  (inviato il 13/03/2012 alle 19:10:40)
# 2
Sono grato all'Associazione Medici Diabetologi che ricorda i PDTA nell'ambito della diabetologia, importanti perché coinvolgono sia i Medici di Medicina Generale, sia gli specialisti diabetologi. I PDTA oncologici accompagnano il malato colpito da tumore prima attraverso diversi dipartimenti ospedalieri e poi nella fase territoriale di follow up, strutturando un vero e proprio cammino nel quale altrimenti può essere molto difficile orientarsi. Non c'è dubbio che entrambi i tipi di percorso rappresentino finalmente il tentativo da parte delle isitituzioni sanitarie di provare a mettersi nei panni del malato.
di  Danilo di Diodoro, Tutor Blog Scire  (inviato il 19/03/2012 alle 08:01:37)
# 3
Mi aggancio alla prima parte del post. Ho letto con interesse l'editoriale del New England, molto ben fatto. Mi piace riportarne la parte finale, senza tradurla per evitare pasticci. Potrebbe essere utile per la discussione su questo tema e ritengo sia valida per qualsiasi sistema sanitario, compreso quello italiano. In sostanza, si sottolinea il principio secondo cui medico e paziente sono l'uno legato all'altro e prevedere una centralità del paziente o, all'opposto, una centralità del medico sarebbe parimenti un errore.
Patient-centered medicine is, above all, a methafor. Patient-centered contrasts with doctor-centered and replaces a Ptolemaic universe revolving around the physician with a Copernican galaxy revolving around the patient. The flaw in the methafor is that the patient and the doctor must coexist in a therapeutic, social, and economic relation of mutual and highly interwoven prerogatives. Neither is the king, and neither is the sun. Health relies on collaboration between the patient and doctor, with many others serving as interested third parties. Patient and physician must therefore meets as equals, bringing different knowledge, needs, concerns, and gravitational pull but neither claiming a position of centrality. A better methafor might be a pair of binary stars orbiting a common center of gravity, or perhaps the double helix, whose two strands encircle each other, or – to return to medicine's roots – the caduceus, whose two serpents interwine forever.
di  Marco Faustini Fustini, UOC Endocrinologia  (inviato il 29/03/2012 alle 09:06:53)
# 4
Credevo di avere un'infiammazione alla gola, o meglio, il "mal di gola", ma il medico sentenziò, dopo aver fatto una ricognizione peri-faucale per mezzo di un sofisticato strumento molto simile a un manico di cucchiaino, che ero affetto addirittura da una "flogosi" al laringe...
Mi spaventai un poco ... «Una FLOGOSI ?... Io che ho smesso di fumare 20 anni fa»... Ma tutto passò grazie a un gargarismo con il succo di mezzo limone, distribuito da un'azienda ortofrutticola e non farmaceutica, consigliatomi da mia mamma...
Come si definisce "gargarismo" in termine medico? Garganello, sciacquo, gorgheggìo aftalgeutico, gorgoglìo, collutorio velopendulotopico...
“Medicina centrata sul paziente” non è nuovo, ma risale agli anni Sessanta, quando la psicoterapeuta Enid Balint cercava di capire come potessero gli stessi medici di medicina generale farsi psicoterapeuti dei loro tanti pazienti affetti da disturbi appartenenti all’area della psicosomatica. Incredibile!!! Quello che praticava il Prof. Ippocrate nel nosocomio di Kos qualche annetto fa???
Chiedo scusa, sono un misero cliente... pardon, paziente, per usare un termine scientifico...
Con timore e rispetto.
Gianni.
di  Gianni Tosin  (inviato il 06/09/2012 alle 15:10:23)
 
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