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Danilo di Diodoro – Informazione scientifica applicata – Azienda Usl di Bologna
 
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Scire – Post 103: E’ un salvavita l’informazione evidence based
di Danilo di Diodoro (pubblicato il 15/12/2011 alle 10:42:55, in Post)

Giovedì 15 dicembre 2011

Si può migliorare la qualità dell’assistenza fornita dagli ospedali e perfino ridurre il tasso di mortalità mettendo a disposizione dei clinici un sistema on line di informazione evidence based. Lo indicano i risultati di una ricerca realizzata su una serie di ospedali che hanno utilizzato il sistema di informazione clinica on line Uptodate. La ricerca è stata realizzata dal dottor Thomas Isaac della Division of General Internal Medicine and Primary Care del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston e dai suoi collaboratori, ed è stata pubblicata sul Journal of Hospital Medicine.

Uptodate viene acquistato da alcuni anni da un consorzio di aziende sanitarie emiliano-romagnole tra cui anche l’Azienda Usl di Bologna, ma comincia a essere abbastanza diffuso più in generale in Italia, mentre negli Stati Uniti è ormai il punto di riferimento per l’informazione orientata alla pratica clinica basata su prove di efficacia. Si tratta di uno strumento molto efficace e completo, un compendio costantemente aggiornato di monografie evidence based nell’ambito della medicina interna (intesa in senso lato), pediatria, ostetricia e ginecologia. E’ facilissimo da consultare, avendo una casella di ricerca molto semplice (tipo Google) che porta dritta alla sezione o alle sezioni più idonee per la risposta sia a domande di efficacia terapeutica, sia a domande generali riguardanti informazioni mediche di base, diagnosi e prognosi. La sua consultazione è purtroppo soggetta ad abbonamento, e naturalmente è riservata a chi è in grado di leggere in inglese.

La ricerca condotta dal gruppo del dottor Isaac ha dimostrato che negli ospedali nei quali era disponibile Uptodate sono stati rilevati una ridotta durata dei ricoveri (indice di efficienza) , un ridotto tasso di mortalità aggiustata secondo il rischio (indice di qualità delle cure), una migliore performance di qualità complessiva. I parametri sono stati valutati per sei condizioni: infarto acuto del miocardio, polmonite, emorragia gastrointestinale, stroke, frattura del femore, ossia le condizioni utilizzate dall’ Agency for Healthcare Research and Quality americana per valutare appunto la qualità delle strutture sanitarie. I risultati migliori sono stati rilevati in ospedali di piccole e medie dimensioni, mentre nelle grandi strutture ospedaliere sede anche di università, l’impatto è stato minore.

La metodologia utilizzata dai ricercatori è stata abbastanza sofisticata. In sostanza, con qualche approssimazione, si può dire che sono stati valutati i parametri sopra indicati nei 1017 ospedali americani che tra il 2004 e il 2006 hanno adottato Uptodate, e ogni ospedale ha fatto da controllo a se stesso per vedere come si modificavano i dati rilevati con la disponibilità di questo strumento di informazione. In tal modo si è cercato di aggirare il pericolo di possibili bias di selezione. Purtroppo, non sembra sia stata fatta un’analisi sulla quantità di consultazioni reali di Uptodate da parte dei clinici, ma solo un confronto rispetto alla disponibilità o meno dello strumento. Altre limitazioni alla ricerca sono segnalate dagli stessi autori, ad esempio il fatto che non trattandosi di uno studio randomizzato non è stato possibile trarre forti conclusioni di causalità tra la disponibilità di Uptodate e gli esiti osservati (riduzione della durata dei ricoveri, ridotta mortalità, miglioramento della qualità), anche se il legame sembra essere molto suggestivo.

Personalmente trovo che Uptodate sia uno straordinario strumento di informazione evidence-based orientato alla pratica clinica, e sono convinto che tutti i clinici dovrebbero avervi accesso. Bisognerebbe dire anche che chi ha la fortuna di averlo a disposizione dovrebbe utilizzarlo, visto che purtroppo le due cose non sempre vanno di pari passo. Un compendio così tempestivamente aggiornato e completo può sollevare dalle difficoltà della ricerca di informazioni nelle riviste primarie, che quasi mai è realmente utile per la risposta ai quesiti clinici quotidiani. Se poi realmente il suo utilizzo possa ridurre la mortalità negli ospedali e la durata dei ricoveri, credo che solo ulteriori ricerche lo potranno dire, ma non c’è dubbio che la ricerca condotta dal dottor Isaac abbia aperto una strada di grande importanza. Da segnalare, infine, che la ricerca è stata realizzata con fondi messi a disposizione dalla stessa Uptodate Inc, quindi con un palese potenziale conflitto di interesse. Tuttavia, gli autori dichiarano esplicitamente che lo sponsor “non ha avuto alcun ruolo nel disegnare lo studio, non ha effettuato alcuna modifica dell’analisi dei dati presentati, non è intervenuto nella stesura o nell’editing del manoscritto, né ha letto il manoscritto prima della pubblicazione”.

 
 
 
# 1
Sono assolutamente convinto della qualità di UpToDate come fonte di aggiornamento dei medici e della opportunità di renderlo disponibile in tutte le organizzazioni sanitarie. Tuttavia, le conclusioni dello studio citato non sono coerenti con metodi e risultati.
Oltre al fatto che non vengono forniti dati sull'utilizzo individuale dei singoli professionisti, gli ospedali che rendevano disponibile l'accesso ad UpToDate erano di maggiori dimensioni, situati in aree urbane e localizzti nel nord est. Inoltre, lo studio non è randomizzato, le differenze sugli esiti modeste. Se aggiungiamo che lo studio è stato finanziato dalla UpToDate Inc. il titolo dell'articolo e quello del post mi sembrano molto fuorvianti. Saluti per tutti

di  Nino Cartabellotta, Fondazione GIMBE  (inviato il 16/12/2011 alle 11:58:34)
# 2
Buongiorno, sono l'ing. Davide Navone, Account Manager di UpToDate per l'Italia.
Vorrei aggiungere alcune precisazioni al suo interessante articolo.
1) Lo studio ha riguardato 1017 ospedali che utilizzano UpToDate confrontando i dati con 2305 ospedali che non utilizzano UpTodate e consolidando i risultati con i dati degli stessi 1017 ospedali prima dell'adozione di UpTodate. È molto importante sottolineare come i risultati nascano anche da un confronto nelle stesse strutture prima e dopo l'introduzione di UpToDate.
2) I risultati di questo studio confermano i risultati di un precedente studio del 2008, pubblicato su International Journal of Medical Informatics: "Solucient (2008) - Association of a clinical knowledge support system with improved patient safety, reduced complications and shorter length of stay among Medicare beneficiaries in acute care hospitals in the United States". Nello studio del 2008 è stata anche analizzata la correlazione tra la frequenza di utilizzo di UpToDate nelle strutture ed il miglioramento delle performace ospedaliere nelle stesse.
3)I risultati finali dello studio sono:
"L'utilizzo di UpToDate ha portato una diminuzione della mortalità ospedaliera, 11,500 vite salvate in un periodo di tre anni.
Diminuzione della durata della degenza ospedaliera: gli ospedali analizzati hanno visto una diminuzione di 372,500 giorni di degenza per anno.
Miglioramento della qualità dell'ospedale, migliori performance di qualità, ecc. (segue)
di  Davide Navone, Account Manager UpToDate Italy  (inviato il 19/12/2011 alle 13:12:51)
# 3
I risultati di questo studio sono ritenuti validi poiché:
1) Sono plausibili: studi precedenti hanno dimostrato il forte impatto positivo di UpToDate nel prendere decisioni e nel trattamento del paziente;
2) E' consistente: è il secondo studio che mostra un effetto positivo di UpToDate sul meglioramento delle performance ospedaliere
3)Associazione temporale: L'adozione di UTD è stata associata temporalmente a migliori performance. Nello studio Solucient è la frequenza di utilizzo di UTD che è stata associata a migliori performance (tanto più UTD è utilizzato in un ospedale tanto migliori sono le sue performance)
4)Altre spiegazioni non rilevanti: gli autori hanno esaustivamente considerato ogni altra plausibile spiegazione dell'associazione UTD-Migliori performance, aggiustando i risultati secondo 8 specifici fattori possibili.
5) Metodologia della ricerca consolidata: tale metodologia è stata già utilizzata in decine di studi per la valutazione della qualità ed efficenza ospedaliera.
Nel caso siate interessati a ricevere lo studio completo o abbiate delle domande specifiche potete contattarmi direttamente via email: dnavone chiocciola uptodate punto com
di  Ing. Davide Navone, Account Manager UpToDate Italy  (inviato il 19/12/2011 alle 13:42:55)
 
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